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La soppressione degli Enti intermedi riveste un ruolo estremamente importante nella discussione politica, al di là del mero calcolo finanziario dei risparmi che ne deriverebbero, perché penso sia doveroso, a fronte di una situazione di crisi e di una richiesta di sacrifici ai cittadini, operare tagli alla struttura organizzativa dello Stato nel suo complesso.
D'altra parte difficilmente la nostra Provincia, all'interno di una discussione di questo tipo, può semplicemente sottrarsi o invocare particolarismi senza una strategia più ampia a fronte di una situazione che vede presenti sul nostro territorio un'Amministrazione Provinciale, 78 comuni, 5 Comunità Montane, un B.I.M, il tutto per soddisfare le esigenze di poco più di 180.000 abitanti che, al di là della complessità e particolarità del territorio, sono comunque i soli contribuenti per tutto questo apparato amministrativo.
Il disegno di Legge Costituzionale, affrettato e con molte lacune, ha fatto emergere in valle una serie di propositi di autonomia diretta o indiretta, come i referendum per essere annessi alla Svizzera o alla Provincia Autonoma di Trento e Bolzano, che lasciano abbastanza basiti.
In particolare, proprio relativamente a quest'ultima ipotesi, sarebbe il caso che, qualora lo Stato decida di rivedere l'assetto territoriale, si eviti di avere cittadini di serie A e di serie B perché questa relatà non ha più nessuna motivazione politica o storica a supporto se non il mantenimento di rendite di posizione non più tollerabili perché un conto è la sana amministrazione pubblica un altro i privilegi di ristorni fiscali estremamente favorevoli.
Ritengo doveroso sull’argomento prendere spunto dal lavoro del nostro convalligiano Alberto Quadrio Curzio che ha definito, nello Statuto Comunitario di Valle, la nostra Comunità come “Alpina, Lombarda, Italiana e Mitteleuropea” ed ha al contempo stroncato ogni velleità autonomistica definendola “inattuabile ed inutile” spiegando come nel rapporto con la Lombardia e l'Europa dovremo trovare le forme per valorizzare l'unicità del nostro territorio montano.
Indispensabile però in questa situazione è trovare condivisione vera, autentica e fortemente unitaria sforzandoci per superare le proprie convinzioni particolari sul significato profondo, storico, politico, culturale ed istituzionale circa la nostra natura di terra “Alpina, Lombarda, Italiana e Mitteleuropea”.
Forse la sfida potrebbe essere vinta prefigurando una nuova dimensione Provinciale Alpina che permetterebbe un rapporto con la pianura più rispettoso delle nostre esigenze, forza dei numeri, e, al contempo, di aprirebbe un canale diretto di collegamento verso l'Europa ed il Nord in genere con l’effettiva valorizzazione della tipicità dell'area Alpina di cui potremo divenire riferimento sostanziale.
Per fare questo è auspicabile, per una volta, superare i particolarismi di bottega e riuscire ad individuare una strada percorribile, perché dividerci sul nostro futuro per l'ennesima volta, come purtroppo stà forse già succedendo, significherà, semplicemente, dare l'alibi ad altri per decidere in nostra vece.
Nella costruzione della indispensabile unità la Provincia si faccia promotrice della istituzione di un tavolo di confronto aperto a tutti coloro che hanno una proposta concreta per il nostro riordino istituzionale convinti che dal dialogo costruttivo potrà scaturire una sintesi unitaria autorevole e praticabile su cui chiamare poi tutti i nostri convalligiani alla condivisone e alla mobilitazione per ottenerne la sua applicazione.
La partecipazione convinta della nostra gente è indispensabile, per ottenerla occorre unità, unità, unità.
Ferruccio Priuli
Consigliere IDV Provincia di Sondrio