MOZIONE di Democrazia, Trasparenza e Partecipazione
per il CONGRESSO di ITALIA DEI VALORI della
Provincia di Milano del 5 Giugno 2010, collegata alla
candidatura a Coordinatore Provinciale di EUGENIO GIGLIOTTI
Cari amici, sappiamo bene come un partito, qualunque partito, e dunque anche Italia dei Valori, rappresenti un insieme di persone che con l’elezione di un responsabile non deve mai cedere dignità e meritocrazia in cambio di subordinazione, bensì lo investe di responsabilità sulle capacità e potenzialità del partito, in nome e per conto di tutti gli aderenti, e non solo di alcuni a scapito di altri secondo criteri misteriosi e arbitrari.
Noi presentiamo questa mozione congressuale perché in provincia di Milano vogliamo un partito diverso, un partito migliore, poiché nella gestione della provincia di Milano sono mancate trasparenza e democrazia.
Molti hanno deciso di votarci perché si riconoscono nei valori di Legalità, trasparenza, democrazia e rispetto dei diritti fondamentali della persona dai quali IdV della Provincia di Milano dovrà necessariamente ripartire con l’obbiettivo di radicarsi sul
territorio per tradurre le linee politiche nazionali in consenso locale, proprio attuando questi valori e premiando solo meritocrazia e capacità (e non devozione obbligatoria).
E’ giunto il momento in cui i principi per noi essenziali di trasparenza e democrazia, vengano davvero valorizzati, partendo proprio dal nostro interno, dotando il partito della struttura necessaria per metterli in atto e garantirli, dimostrando nei fatti la pratica applicazione di valori non solo professati.
C’è, infatti, ancora tanto da fare, in ambito territoriale e di vita interna del Partito a tutti i livelli, per rappresentare degnamente Italia dei Valori ed evitare di offrire facili appigli alla stampa, sempre molto critica nei nostri confronti, che ci accusa di predicare bene e razzolare male.
Non vogliamo manipolazione dei consensi interni attraverso la cooptazione delle candidature. Non vogliamo cariche multiple e neanche forzose espulsioni o emarginazioni di forze nuove e vecchie del nostro Partito, accomunate solo dall’avere una testa e delle idee.
E neppure assistere ad epurazioni per motivi imprecisati, poiché le discussioni all’interno del partito devono essere motivo e stimolo di crescita, e non si devono concludere con la prevaricazione dell’uno sull’altro.
E nemmeno vedere come alcuni soggetti, solo perché invisi alla dirigenza per ragioni che dipendono unicamente dalla logica delle correnti, vengano ignorati, ostracizzati e ostacolati in tutti i modi.
Per questi motivi dobbiamo sentirci tutti impegnati ad individuare canali interni per la regolare gestione delle divergenze che di volta in volta si presenteranno, evitando rigorosamente l’applicazione di qualunque forma repressiva, poiché la diversità di idee è
un arricchimento reciproco che previene il “pensiero unico obbligatorio” autoreferenziale tipico di una casta.
E’ quindi prioritario comprendere, e condividere, la volontà di far crescere tutto il partito, l’importanza di una gestione democratica del dissenso interno che mai deve essere anestetizzato, ma anche del dialogo costruttivo e della condivisione delle informazioni, nonché della creazione di un virtuoso meccanismo motivazionale, che valorizzi gli apporti di tutti i tesserati, aumentando i senso di appartenenza ed il grado di partecipazione alle scelte del Partito.
Revoche o nomine “da” e “per” qualsiasi ruolo, incarichi o candidature devono essere ufficializzate comunicando preventivamente sia i nominativi che le motivazioni, le quali devono essere sempre verificabili nella sostanza e condivise dalla base.
Dobbiamo evitare di creare oligarchie locali che prendono decisioni unilaterali senza discutere e confrontarsi: si commetterebbe altrimenti l’errore di soffocare il sano e necessario dibattito interno, che anche la più piccola sezione di un partito dovrebbe saper
affrontare.
Il rispetto delle regole non deve essere un abito confezionato su misura, ma piuttosto, al contrario, uno strumento di civile convivenza e di reale uguaglianza, che permette ai capaci ed ai meritevoli di emergere indipendentemente dalla loro devozione verso la dirigenza.
Se arrivassimo, infatti, ad applicare la categorie del “regalo/favore” per ricompensare i fedeli e quella del “dispetto/esclusione” per annichilire il dissenso, favoriremmo soltanto la formazione di una classe di fedelissimi, pronti a rimanere nella mediocrità,
interessati più a mantenere lo status quo che li vede piccoli protagonisti, piuttosto che mettersi in discussione per alimentare la reale crescita del Partito.
Inoltre una proficua collaborazione interna necessita, in primis, di una celere comunicazione delle diverse iniziative promosse. Non è immaginabile che i militanti di un comune della provincia di Milano non sappiano ciò che accade in altri comuni attigui, la
provincia non sappia cosa succede a Milano città solo perché esistono da tempo incomprensioni tra esponenti politici nazionali e regionali, che nulla hanno a che fare con i valori del nostro Partito. Essere un partito significa invece tenersi in contatto l’un l’altro
ed imparare dalle rispettive esperienze, dai successi come dagli errori:
Il Coordinamento che uscirà da questo con gresso dovrà seriamente, e nel rispetto delle realtà locali, essere presente sul territorio, partecipare alle assemblee, ascoltare, recepire, promuovere, proporre, verificare la linea politica, insomma unire IdV anziché dividerlo in continui “noi e loro” tra tesserati dello stesso Partito!
Premesso quanto sopra, risulta inderogabile l’attuazione di precise linee guida trasparenti e democratiche che consolidino la crescita di IdV, a partire dal livello locale. Linee guida che noi proponiamo per il prossimo coordinamento Provinciale:
=> DEMOCRATIZZAZIONE
1. Responsabili ed incaricati di degna militanza e capacità devono essere proposti
ed eletti dalla base e non insediati con nomine imposte da caste autoreferenziali
senza l’applicazione di alcun “criterio condiviso”
2. Gli incarichi istituzionali non elettivi (assessorati, commissioni, presidenze, c.d.a.
etc.) dovranno essere assegnati dal Direttivo Provinciale dopo aver consultato la
base del territorio di riferimento, e non imposti senza nessuna consultazione.
3. Ogni carica o incarico non potrà essere esercitato per più di due mandati
consecutivi.
4. Nei Direttivi provinciali la rappresentanza dei sostenitori di altre mozioni deve
comunque essere serenamente garantita, prevedendo una rappresentanza
maggioritaria della mozione perdente negli organi di garanzia.
5. Non ci dovranno essere intromissioni nelle candidature locali se non per
comprovati motivi, provenienti da autorità certe, definite, e per iscritto.
=> TRASPARENZA
6. Il Direttivo Provinciale deve riunirsi almeno dieci volte all’anno, verbalizzando
e rendendo disponibile, ai tesserati, il resoconto del dibattito sul sito di
riferimento.
7. Chi, facente parte del Direttivo, non parteciperà alle riunioni del Direttivo stesso
per più di tre volte consecutive, senza giustificato motivo, dovrà, per rispetto
verso gli iscritti, lasciare spazio al primo dei non eletti al congresso rassegnando
le dimissioni dall’incarico a lui assegnato.
8. Occorre promuovere un’autentica collegialità nelle decisioni ed un’assoluta
trasparenza circa la disponibilità e la destinazione delle risorse economiche,
per garantirne un equo e più fruttuoso impiego, consentendo al direttivo la
trasparente discussione e approvazione del bilancio, visto che nella passata
gestione provinciale non è mai stato presentato.
9. E’ necessario migliorare l’efficienza delle comunicazioni, senza creare i
monopolio delle stesse. Se la legge sulla privacy impedisce lo scambio dei
contatti, è altresì vero che tale impedimento potrebbe essere superato qualora si
chieda esplicitamente ai tesserati il loro assenso alla condivisione dei dati
personali. Fine unico sarà lo scambio delle rispettive esperienze, idee, opinioni,
ed iniziative. Solo conoscendosi e comunicando tra di loro, i tesserati potranno
fare davvero crescere il Partito.
10. Dovranno essere ufficializzate e verificabili nella sostanza, le debite motivazioni
ed i nomi oggetto di nomine (solo laddove non vi siano condizioni per il
normale consulto democratico) o revoche di referenti locali, ruoli, incarichi e
candidature, comunicando ufficialmente (con annessa obbligatoria motivazione
condivisa dal Direttivo) qualunque variazione di organigrammi precedenti che
dovrà sempre scaturire da una consultazione democratica con chi si spende
sul territorio.
11. Non dovranno essere consentite sovrapposizioni di incarichi né istituzionali né di
partito: se si vuol far crescere una dirigenza nuova del Partito, bisogna far sì che
chiunque abbia la possibilità di fare esperienza con incarichi vari. Sarà poi la
meritocrazia a far la differenza.
Cari amici, riteniamo che già secondo queste semplici indicazioni si possa indubbiamente migliorare lo stato di democrazia interna del Partito, ponendo in questo modo solide fondamenta, e potendo finalmente concentrare tutti i nostri sforzi unicamente nel
confronto politico.
Confronto politico provinciale che ci deve trovare pronti ad affrontare localmente i temi nazionali, interpretando al meglio le linee del partito secondo “laboratori politici” multitematici calati nelle diverse realtà provinciali (secondo, quindi, l’imprescindibile ecessità di coinvolgere la base locale) che preparino seriamente tanto i militanti quanto gli amministratori alla loro attività politica, accompagnando quella “crescita culturale” che ci porti a vedere come “avversario politico” solo e unicamente chi ha “un’altra tessera” e non chi ha “un’altra idea” come normalmente fanno le caste autoreferenziali.
Nell’ottica enunciata ormai un anno fa dal Presidente Di Pietro secondo cui “I rimborsi serviranno a creare nuove strutture sul territorio, a essere presenti dove non lo eravamo.”
va attuato l’obbiettivo di fornire ai diversi comuni (in funzione di bacino elettorale, risultati e iscritti) le dotazioni di locali, materiali e iniziative come dovere di una responsabile dirigenza provinciale verso chi si impegna davvero sul territorio e non secondo quella deleteria logica di premio/favore in cambio di consenso interno, idonea più per il “partito” di Mastella che per l’Italia dei Valori, poiché, ancora una volta, con un bilancio trasparente e una gestione democratica si previene quel controllo del consenso fine
all’autoconservazione più che alla crescita meritoria secondo le necessità, a prescindere da qualsiasi “devozione obbligatoria”.
Se noi di Italia dei Valori pensiamo di essere gente con la schiena dritta ed il cuore saldo,
dobbiamo saper resistere alle tentazioni di favori e promesse di posti. Essere iscritti ad Italia dei Valori non deve essere né un limite, né una costrizione. Essere iscritti deve essere un orgoglio che si testimonia giorno dopo giorno, banchetto dopo banchetto,
firma dopo firma, discussione dopo discussione. Deve essere un lavoro costante che si abbraccia spinti dal desiderio di cambiare le cose in meglio, e di farlo lavorando dall’interno come stiamo facendo, e da anni, anche noi.
Grazie a tutti i militanti che si sono adoperati negli anni per la crescita del Partito ed hanno reso possibile, mattone dopo mattone, la realizzazione di questo sogno. Ora se pensate sia necessaria ed impellente la democratizzazione del Partito con un ricambio della classe politica, è necessario soprattutto favorire il ricambio della mentalità di vedere e di realizzare l’azione politica.
Io e le persone collegate alla mia lista vi proponiamo una seria e responsabile alternativa, e sulla base di questa alternativa chiediamo il vostro voto.
Grazie.
Eugenio Gigliotti