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“Il governo ha posto la fiducia sul decreto svuota carceri e questo ci sembra un grave atto di inconsistenza politica o, visto che il Governo Monti si pone come governo tecnico,anche di inconsistenza tecnica”.

“Porre la fiducia su un provvedimento che  ha degli effetti sulla vita e sul lavoro di tanti è un atto di forza inconcepibile per un Paese che vuole  dirsi governato in maniera democratica. Tanto più, sostengo,  se come in questo caso ci sono in ballo delle vite umane. Perché di questo si tratta, non solo dell’assurdità di sostituire le pene da scontare in carcere, per quanto brevi, con la detenzione nelle celle di sicurezza delle Questure. Si tratta di assicurare ai detenuti ed ai Poliziotti delle condizioni dignitose”.

“La questione delle celle di sicurezza, sostengo, non è fine a se stessa rispetto a delle istanze che le Forze dell’Ordine portano avanti, non esiste una contrapposizione  tra polizia penitenziaria,  polizia di Stato e Arma dei Carabinieri.

Si tratta di agire con responsabilità rendendosi conto che un problema che non si risolve in barba alla dignità ed al lavoro di chi è chiamato ogni giorno a coprire le falle di un Governo senza dire Stato, perché lo Stato nella sua accezione più nobile è e più è espressione di  democrazia) e non incapace di fare sintesi di quanto le Forze dell’ordine, magistratura,  la politica, la televisione, i giornali, la chiesa cattolica in   diverse circostanze hanno continuato a denunciare.

Non ci piacevano prima gli atti di forza – concludo,  e li rifuggiamo anche ora, ritenendoli non degni di un Paese che ha bisogno di legalità e di sicurezza e non di surrogati di cui la storia è piena e le cui conseguenze, a volte, sono colorate del sangue di chi, per la libertà e la sicurezza di questo Stato, ha contribuito a costruire e difendere qualche pezzo dello Stato democratico in cui viviamo.

Qualcuno asserisce che la storia delle forze di polizia  è storia di potere creata da governi bisognosi di legalità e di sicurezza, compiti  affidati ad uomini valorosi che, malgrado i tempi difficili, non si sono mai sottratti ai compiti assegnati.

Certo, che l’adeguamento organizzativo non permette di usare le camere di sicurezza nemmeno per un tempo limitato  che si succederanno.

Ma il problema delle carceri non interessa nessuno, è un problema di sicurezza e a nessuno importa del super lavoro dei poliziotti e della questione delle carceri disumane. Non esiste malevolenza nei confronti del carcerato tra i poliziotti, però molti pensano che il carcerato ha sbagliato ed è bene che resti in galera. Se tutti la pensassero così non troverebbero  alcun riscontro sociale ed umano nell’impegno di quanti si sono battuti contro le disumane stive d’un tempo. Secondo il ministro Paola Severino è dalle condizioni delle carceri che si misura il tasso di civiltà di un Paese. Ma il ministro della nostra Repubblica saprà che ogni evoluzione ha un costo in euro, ma non ci sono le risorse, allora si ricorre ai rimedi spicci: mettere in gattabuia l’uomo nelle camere di sicurezza di una questura che, attualmente sono più fatiscenti di quanto si pensi. Nel territorio italiano ci sono caserme dell’esercito con pochi militari, perché non utilizzarle?  Basta risparmiare sui privilegi, le auto blu, gli sprechi, le consulenze, i costi della politica, attuare una legge contro la corruzione.

Giorni fa è stata respinta dai capigruppo di Montecitorio la richiesta  di una seduta sui costi della politica. Alla richiesta, molti residenti di Montecitorio si sono opposti, per cui i costi della politica continuano a restare ignoti e segreti anche alla politica stessa.

 

Coordinatore politico Dipartimento Tematico Sicurezza IDV

Regione Lombardia.

Giulio Compagnone  

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