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Anche quest'anno, il 27 gennaio, commemoriamo la "Giornata della Memoria" dedicata alle vittime dell'Olocausto, della Shoah, alle vittime dell'antisemitismo.
Quest'anno io sarò a Mantova insieme alla Comunità Ebraica, che in questa città ha una presenza storica molto importante, come anche insieme a tutte le autorità cittadine. Sono stato invitato in quanto autore di un libro: "Piccola anatomia di un genocidio - Auschwitz e oltre" pubblicato anni fa e che racconta tutte le tappe della persecuzione degli Ebrei e, in particolare, delle responsabilità italiane che sono state pesanti più di quanto spesso si dica, più di quanto vogliamo accettare nella storia dello sterminio di questo popolo.
Ogni anno c'è il sospetto, quando si evoca la "Giornata della Memoria", di cadere un po' in una monotonia, in una sorta di routine; ed è vero che negli ultimi anni, a partire dal 2000, ci sono state più commemorazioni sull'Olocausto, più libri, pubblicazioni che sono state edite, rispetto a quante ve ne siano state dal '45 alla fine degli anni '90. In questi ultimi anni pare che l'Europa abbia avuto bisogno non solo a livello scientifico, ma anche a livello istituzionale, di memoria collettiva, di ritornare a riflettere su quanto accaduto in quei mesi. Del resto, l'Olocausto costituisce il punto più alto di una guerra civile che l'Europa ha avuto per almeno un paio di millenni e che nel '900 ha raggiunto l'apice - dapprima - nella Prima Guerra Mondiale con i massacri nelle trincee. Io sono spesso a Strasburgo al Parlamento europeo, e lì vicino ci sono i campi di battaglia di Verdun. Lì ci sono stati oltre 750 mila europei che si sono massacrati gli uni contro gli altri a colpi di baionette, coi gas, in una di quelle battaglie che furono tra le più atroci della Prima Guerra Mondiale, e poi con la Seconda Guerra Mondiale, che, rispetto alla prima, ha massacrato masse di civili e ha raggiunto poi nell'Olocausto il suo punto di barbarie maggiore.
Parlare di questo credo che debba avere un particolare significato, soprattutto oggi, a inizio del 2012, in settimane e mesi che si stanno definendo come difficilissimi, tragici, estremamente critici per il progetto di costruzione europea.
Abbiamo concluso il 2011, nella plenaria del Parlamento europeo di Strasburgo, con il Presidente polacco che, a chiusura del suo Semestre di Presidenza, ha detto: - "l'Europa è sull'orlo del baratro" -. Mai nessun Presidente, a chiusura del proprio esercizio di sei mesi di Presidenza, aveva usato parole così forti al Parlamento europeo. Inoltre, abbiamo cominciato questo anno con le parole del Governatore della Banca Centrale, Draghi, che ha detto: - "la situazione sta peggiorando" - e purtroppo anche quello che accade al di fuori delle Istituzioni ce lo dimostra non soltanto dal punto di vista economico, ma anche per quello che riguarda l'Ungheria. Si tratta di un paese, dove vengono approvate e scritte nella Costituzione riforme liberticide, riforme, misure che stanno sopprimendo la libertà di stampa, opprimendo le chiese delle minoranze religiose, rendendo la vita delle coppie di fatto e delle minoranze sessuali estremamente difficile e finora senza che l'Europa sia stata capace di dare un segnale forte, un segnale di reazione. Come ALDE, come Italia dei Valori, siamo in prima linea a chiedere l'applicazione dell'art. 7 che prevede delle sanzioni nei confronti di un paese come l'Ungheria, che non sta più rispettando i valori fondamentali, costitutivi dell'Unione europea e speriamo che anche le altre forze politiche, soprattutto quelle del centro sinistra, si schierino con noi in questa richiesta di applicazione dell'art. 7.
Proseguendo, anche dalla cronaca abbiamo avuto dei pessimi segnali. Si pensi a quanto è accaduto a Firenze nel mese di dicembre, dove due senegalesi sono stati uccisi, non da un folle, ma da un fanatico, da una persona che sapeva perfettamente quello che faceva. Questa persona è scesa dalla macchina, è entrata in questo mercato ed ha ammazzato questi due lavoratori semplicemente perché avevano la pelle del colore che non gli piaceva; poi è andato in un altro mercato nel centro città per continuare la sua mattanza, con gli esiti che sappiamo. Un caso, un gesto, - ripeto - non di un folle, ma di qualcuno che comunque appartiene ad una rete, a un pensiero, a un'organizzazione e che ha sostegno, simpatie - come si può vedere anche su internet.
Ritornare quindi alla colpa originaria dell'Europa, per capire cosa è stato questo terribile sterminio nei confronti degli Ebrei, ci deve ricordare le nostre responsabilità e anche quello che siamo stati capaci di fare coi partigiani, con la lotta al Nazifascismo, con l'esempio delle democrazie europee che si sono opposte alle dittature in quegli anni così bui, con l'esempio dei "Giusti", dei "Giusti del Mondo", che hanno salvato tanti Ebrei a rischio della propria vita, della propria incolumità.
Proprio per ricordare i "Giusti" sono promotore, insieme ad altri colleghi del Parlamento europeo, di una Dichiarazione scritta che vuole l'istituzione di una commemorazione per l'esempio che questi cittadini europei hanno dato negli anni passati a onore della dignità dell'Europa e della nostra civiltà.
Io credo che, come Italia dei Valori, siamo un partito che ha evidentemente nel proprio DNA tutti i valori contro l'antisemitismo, contro la xenofobia, contro ogni forma di discriminazione e di persecuzione, che abbiamo anche l'intelligenza per capire che l'esperienza dell'Olocausto è stata unica, ma che alcuni grani di quella barbarie sono ancora attuali purtroppo ancora oggi e vivono in altre forme estremamente pericolose nella nostra società. Siamo anche un partito capace di avere l'organizzazione, la rete, la voglia di mobilitarsi e di essere presenti nella società non soltanto per resistere, ma per promuovere un'altra civiltà: la civiltà della vita, la civiltà della dignità.
On. Nicolò Rinaldi
Parlamento Europeo