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L'ex pm dell'inchiesta su Tangentopoli dà appuntamento nella città simbolo dell'inchiesta per il prossimo 17 febbraio. "La responsabilità di quanto accaduto non è stata dei magistrati".

 

"Il prossimo 17 febbraio saranno passati vent'anni da quando, con l'arresto di Mario Chiesa chiesto da me e controfirmato dal gip Italo Ghitti, partì a Milano l'inchiesta Mani pulite. Mario Chiesa, presidente del Pio Albergo Trivulzio, lo sorprendemmo mentre intascava una mazzetta di 7 milioni di vecchie lire. Non era un 'mariuolo isolato', come provò a raccontare Bettino Craxi, ma la rotellina di un ingranaggio con cui i politici e gli amministratori pubblici succhiavano da anni il sangue al nostro Paese". E' quanto scrive sul suo blog il presidente dell'Italia dei valori ed ex pm Antonio Di Pietro.

"In questi vent'anni, molti grandi imbonitori della politica e della stampa hanno cercato in tutti i modi di rovesciare la frittata e di far passare quei furfanti per vittime e quelli che li avevano acciuffati per mostri e cospiratori. Io non credo che il gioco sia riuscito. I politici fanno finta di non sapere chi erano gli onesti e chi i disonesti - aggiunge - I cittadini, invece, se lo ricordano benissimo e sanno che quella di Mani pulite è stata la più grande occasione persa dal nostro Paese, che già allora poteva liberarsi dal cancro della corruzione, ma per colpa della politica non c'è riuscito. Le cose sono cambiate solo in peggio: quello che allora era un tumore maligno ma circoscritto, limitato alla politica e agli affari, è diventato una metastasi diffusa in tutti i settori della società italiana, che sta morendo per colpa della corruzione e della conseguente sfiducia che è dilagata tra i cittadini onesti".

"Il prossimo 17 febbraio, a Milano, l'Italia dei valori organizzerà una grande iniziativa assieme a giornalisti, magistrati ed esponenti della società civile per ricordare l'inizio di Mani pulite e ribadire una verità storica che troppo spesso viene negata dagli ipocriti: la colpa di quel che è avvenuto non è dei magistrati che hanno scoperto i reati, ma dei criminali che li hanno commessi. Non lo faremo per celebrare il passato, ma perché  l'Italia ha bisogno di ritrovare nuova energia per cambiare strada e liberarsi dalla malattia della corruzione che la sta distruggendo", conclude.

 

La Repubblica – Milano.it
Venerdì 20 gennaio 2012

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