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Si afferma che il nucleare del 2000 non è più quello degli anni ‘60 e ‘70: è molto più sicuro e costituisce ormai una delle fonti energetiche più pulite. Ne parlerà a Lecco l’amministratore delegato di Enel Energia il giorno 24 luglio. L’amministratore di Enel porterà a Lecco l’esperienza che Raffaello Vignali, vicepresidente della Commissione attività produttive della Camera dei deputati e Stefano Saglia, sottosegretario allo Sviluppo economico, hanno avuto nel corso della missione effettuata la scorsa settimana a Flamanville, in Francia, dove è in costruzione il nuovo reattore di terza generazione avanzata EPR. Si tenterà di convincere ancora una volta l'opinione pubblica e soprattutto le gente che il nucleare ora non è piu' quello degli anni 60 e 70, è piu' sicuro e che si tratta di una delle fonti energetiche piu' pulite.
Non è così. Guardiamo proprio a quello che è l'esperienza francese, modello per altro a cui il nostro paese per mezzo di Enel, si rivolge. Pensiamo a quanto si innalza il livello di radioattività di base in prossimità di una centrale nucleare, nell'acqua, nella terra nell’aria a causa dell’emissione di acqua, e fumi contenenti radioattività . Pensiamo a quanto si innalza il livello di rischio di radioattività in seguito allo stoccaggio delle scorie radioattive. A tutt'oggi non esistono siti sicuri di stoccaggio del materiale esausto delle centrali nucleari. Associazioni di medici, fisici, ingegneri sono concordi nel ritenere che non esiste il rischio zero. Il limite di dose di un millisilver (unità di misura del valore di radioattività) per anno, non è il limite del non rischio ma è il limite del rischio accettabile. Questo è scritto sui testi ufficiali. Ma cosa vuole dire rischio accettabile di radioattività? Per la gente comune accettabile vuole dire nessun morto, niente impatti sanitari. Invece le cose non stanno così. Accettabile, in realtà, vuole dire un certo numero di morti per un tot mila abitanti legati al rischio delle centrali, delle scorie o delle miniere di stoccaggio. E' un criterio economico in funzione degli interessi rispetto ai danni sanitari. Ma è chiaro che non è una scelta democratica, è una scelta di esperti che sono riusciti a far credere alle persone che il limite è il limite del non rischio. E questo è totalmente falso. Si parla per le centrali e per le scorie radioattive di rischio accettabile. Nei paesi in cui il nucleare è in uso, le emissioni sono negoziate tra impresa, amministrazione e Stato. Quindi tutti i giorni ci sono emissioni radioattive autorizzate. Le radiazioni ionizzanti sono in grado di interagire con i nostri corpi e scatenare leucemie, tumori, guasti genetici.In realtà fin dopo l'incidente di Cernobyl l'organizzazione mondiale della sanità non si è mai fatta carico di studi essenziali come la genetica per valutare i guasti del genoma umano. Il governo tedesco nel 2002 ha votato una legge per la quale i reattori man mano che giungeranno a fine vita si spegneranno e non verranno mai piu' sostituiti. Il governo della Merkel ha successivamente ordinato uno studio sanitario sulla mortalità e il tasso di malattia tumorale vicino alle centrali. E' emerso che in un raggio di cinque chilometri dalla centrale i livelli di malattia sono 4 volte superiori alla media nazionale. Si è osservato che tra gli abitanti in zone intorno alle centrali nucleari ci sono tassi relativamente alti di leucemia, soprattutto infantile. Il valore è in rapporto alla distanza dalla centrale. Piu' un bambino vive vicino ad una centrale, più è alto il rischio che corre di ammalarsi di leucemia e altri tumori. Il problema dello stoccaggio delle scorie non è da meno. Nei pressi di Hannover,alla fine degli anni sessanta, in miniere di sale esaurite, sono stati stoccati 126000 fusti di materiale radioattivo. Oggi il rischio è rappresentato dalle infiltrazioni d'acqua che hanno determinato fenditure nei fusti.
Secondo un rapporto sullo stato dell'industria nucleare, all'utente arriva solo il 2% di tutta l'energia prodotta dentro alle centrali atomiche del mondo. Sul pianeta ci sono in costruzione 44 reattori di cui 11 annunciati da piu' di 20 anni e per 16 non esiste ancora una data di partenza. Si dice che il nucleare potrebbe essere la soluzione al riscaldamento del pianeta. In realtà nel 2007 mentre il nucleare non cresceva, l'elettricità prodotta con il vento era aumentata del 36% Spegnere le centrali dopo che il referendum dell'87 aveva abrogato il nucleare è costato agli italiani circa 9 miliardi di euro. Soldi usciti dalle tasche delle famiglie con le bollette della luce per risarcire l'Enel del mancato guadagno e per mantenere in sicurezza gli impianti, che dopo 20 anni sono ancora lì con tutto il loro carico radioattivo. Un'eredità che nessun governo fino a oggi ha saputo affrontare. Ci avrebbe dovuto pensare la Sogin, una società pubblica, nata nel 1999 al momento della privatizzazione da una costola dell'Enel. Il nucleare era un ramo morto dell'azienda e presentarsi agli azionisti con un fardello simile significava partire con il piede sbagliato, meglio accollarlo alle famiglie. Ma fino a oggi la Sogin ha solo provveduto ad allontanare le barre di combustibile dagli impianti e neppure da tutte.
Nella piscina della centrale di Caorso ce ne sono circa 700, l'equivalente di 1.300 kg di plutonio. Altre 47 barre, contenenti 150 kg di plutonio sono in quella di Trino Vercellese: entrambe sono sulla riva del fiume più grande d'Italia. Nella centrale del Garigliano non sanno più dove mettere i rifiuti, in quella di Borgo Sabotino hanno il problema della grafite radioattiva che non si può spostare se non si trova il sito definitivo.
A La Casaccia a 25 chilometri da Roma c'è il più grande deposito di rifiuti radioattivi d’Italia, circa 7 mila metri cubi ed è al limite. Ci sono poi 5 kg di plutonio che possono essere usati per fini militari e che da due anni sono in un deposito dove l'impianto antincendio, dopo aver provocato un'esplosione, deve ancora essere omologato. All'Itrec di Rotondella, vicino Matera, da 30 anni un impianto è attivo solo per mantenere in sicurezza le barre di uranio e torio che gli americani ci hanno lasciato in custodia e di cui non sappiamo cosa farne.
A Saluggia l'impianto si trova sul greto della Dora Baltea, in un sito che si è allagato tre volte in 15 anni. Ma il problema più grande l'hanno avuto per lo svuotamento di una vecchia piscina che dal 2004 perdeva liquido radioattivo minacciando la falda: avrebbe causato, secondo la testimonianza di un operatore intervistato da Report (Rai 3), un centinaio di casi di contaminazione interna.
Alla fine sul territorio italiano si contano oltre 30 mila metri cubi di rifiuti radioattivi, che diventeranno 120.000 dopo lo smantellamento delle centrali previsto per il 2020. Tutta roba che dovrebbe essere seppellita in un deposito nazionale. Nel 2003, dopo il fallimento di Scanzano Jonico, il governo Berlusconi aveva dichiarato che sarebbe stato ultimato entro dicembre 2008. Luglio 2009 e del deposito nemmeno l'ombra.
Tutto questo mentre la giostra del nucleare si prepara a ripartire...
Non si è ancora risolto il problema del petrolio nella Val Curone. Non è che le montagne del Lecchese e le cave dismesse possano rappresentare un futuro per lo stoccaggio di materiale radioattivo?
I nostri amministratori che il 24 luglio saranno presenti alla conferenza con l'amministratore delegato di ENEL Energia e Stefano Saglia, sottosegretario allo Sviluppo economico con delega all’Energia dovranno tenerne debitamente conto.
Come diceva qualcuno….pensare male si fa peccato ma molto spesso ci si indovina!!