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Brescia allo sbando. Brescia dal grande valore aggiunto ma senza una guida capace di valorizzarne i talenti. Brescia alla ricerca di una cabina di regia per sciogliere i nodi che la attanagliano. Dal suo futuro di locomotore industriale fino al peso della Loggia in A2A.
La lettura che, della china che sta prendendo la Leonessa, ne dà Maurizio Zipponi, 56 anni, bresciano, responsabile economia dell'Italia dei Valori nonché uomo centrale nella positiva chiusura dell'affaire Camozzi-Fonderie Mora è diretta. Ingenerosa quanto costruttiva.
Zipponi, lei lamenta un' eccessiva lontananza di Bresciada Roma.
«La nostra città soffre del totale scollegamento dai luoghi dove si fa politica industriale, cioè Roma e Bruxelles. E per questo rischia di perdere grandi occasioni».
Ad esempio?
«Dal punto di vista industriale, la siderurgia bresciana potrebbe giocare un ruolo importante aggregandosi e acquisendo le acciaierie di Piombino. Il che permetterebbe loro di diversificarsi, dall'elettro siderurgia basata sul rottame al minerale. Brescia si ritroverebbe un porto, una ferrovia e un nuovo mercato come quello dei coils e delle rotaie».
Difficile i nostri acciaieri si mettano d'accordo da soli. Servirebbe una regia istituzionale.
«Che al momento non vedo».
Nemmeno in Aib?
«Nemmeno in Aib. Rimane chiusa in se stessa».
E allora?
«E allora, per il momento, l'unica figura in grado di fare coordinamento è la Prefettura. Ne è la dimostrazione la positiva conclusione della vicenda delle Fonderie Mora acquisite dal gruppo Camozzi. Un'operazione che ha permesso di salvare 160 posti di lavoro e una produzione unica nel suo genere. La prefettura è l'unico luogo a Brescia dove confrontarsi sui temi centrali per lo sviluppo della città».
Al ministero dello Sviluppo economico, come sottosegretario siede pero un bresciano, Stefano Saglia.
«Che è molto preparato. Ma purtroppo solo, dato che non c'è il ministro».
Di partite aperte ce ne sono parecchie. A cominciare da A2A, il cui titolo ha perso notevolmente valore.
«Nel 2006 credevo che la fusione Brescia-Milano fosse il passo giusto verso la creazione di una maxiutility a dimensione sovraregionale che coinvolgesse Bologna, Torino e Genova contro l'attacco francese, svizzero e tedesco. Ma ora, dato che l'operazione è fallita, penso sarebbe meglio fare un passo indietro, Lo dico anche al Sindaco Paroli. Sarebbe un atto coraggioso ma giusto nei confronti dei suoi cittadini: riportare ai bresciani Asm e riconquistare quell'indipendenza che ci consentirebbe di mettere mano alle grandi partite di sviluppo infrastrutturale, ampliamento del progetto metrò in primis».
Massimiliano Del Barba
Corriere della Sera – 8 novembre 2011 – pag. XI