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Ci risiamo, a distanza di un anno, le forti piogge hanno nuovamente messo in ginocchio vaste zone del paese, in particolare le regioni del centro-nord (Liguria, Toscana, Lazio), con ingenti danni a beni e cose e soprattutto si ritorna a piangere morti a causa del dissesto idrogeologico del nostro territorio, dell’incuria ambientale e dell’inerzia che caratterizza l’azione del governo Berlusconi.
Di fronte a questo dramma è ora che il Governo si interroghi sulle cause di quanto sta accadendo e sui possibili interventi.
Sul maltempo è intervenuto anche il Presidente Giorgio Napolitano: "Sono tributi molto dolorosi che paghiamo, ma che si pagano in molti paesi, per quelli che purtroppo sono o cambiamenti o grossi turbamenti climatici. Purtroppo non si è potuto impedire che ci fossero vittime".
Su queste parole ritornano però le associazioni ambientalistiche quali Greenpeace, che ci ricorda come "l'Italia stia subendo l'impatto del cambiamento climatico, su un territorio spesso maltrattato, con un pesante fardello di danni e vite umane". L' IRPI-CNR, l'Istituto di ricerca e protezione idrogeologica del Consiglio nazionale delle ricerche rammenta che, fra il 1960 e il 2010, le inondazioni hanno causato 715 morti, 69 dispersi, 909 feriti.
Sotto accusa non c'è solo il cambiamento climatico, ma anche la dissennata gestione del territorio e la incuria ambientale, in particolar modo quella dei fiumi. Il WWF, per la Liguria sostiene che si tratta di:"Una tragedia annunciata dall'assenza di un presidio sul territorio in grado di prevenire i disastri ambientali del dissesto idrogeologico ed evitare una nuova conta delle vittime. Un prezzo che ancora una volta i cittadini scontano sulla propria pelle perché alla cementificazione selvaggia, che passa 'inosservato' ai controlli degli enti locali e delle Autorità competenti e che viene puntualmente graziata dai condoni dei Governi, si aggiunge la 'colata' di interventi edilizi autorizzati in aree a rischio che invece andrebbero liberate con i dovuti abbattimenti".
"Quello a cui stiamo assistendo in queste ore in Liguriae nel resto del Nord Italia è un nuovo dramma ecologico ed umano, che replica quanto successo appena qualche giorno fa in Campania e nel Lazio. La Liguria, in particolare, rappresenta un caso esemplare della miopia istituzionale sull'attività di prevenzione e tutela del territorio - afferma il WWF - Proprio qualche mese fa (20 luglio 2011), infatti, la Regione Liguria ha approvato un provvedimento che ha ridotto da 10 a 3 metri le distanze minime di edificazione vicino ai corsi d'acqua".
“Esiste un vuoto di pianificazione cui si contrappongono una serie di interventi di urgenza. Il risultato - conclude il WWF - è che dall'estate 2010 alla primavera 2011 sono 13 le regioni italiane che hanno chiesto lo stato di calamità naturale per dissesto idrogeologico”.
Vittorio Cogliati Dezza (Presidente Nazionale di Legambiente) afferma che: "Le recenti e drammatiche vicende legate al maltempo e al dissesto idrogeologico impongono una seria riflessione rispetto alle azioni concrete da intraprendere per dare risposte efficaci alla cittadinanza ma anche una netta inversione di tendenza rispetto ai tagli sulle politiche ambientali e alla difesa del suolo. La sconsiderata gestione della sicurezza idrogeologica continua a farsi dettare le priorità dall'industria dell'emergenza, con il risultato di costi insostenibili per le popolazioni, senza ottenere alcun risparmio per le casse pubbliche, che dovendo risanare spendono molto più di quanto avrebbero speso se avessero prevenuto".
Giuliano Antonielli (Consigliere Nazionale dei Geologi) afferma duramente: "In Liguria ben 470 chilometri quadrati sono ad elevato rischio idrogeologico e manca un Servizio Geologico. Ancora una volta la Liguria e’ in ginocchio. Bisogna rendersi conto che questo territorio fragile non e’ più in grado di sopportare eventi meteorici di una certa portata. La tutela del territorio deve essere una priorità e dunque bisogna cambiare l’approccio, la prospettiva. La tutela del territorio è una questione culturale e bisogna essere consapevoli del fatto che il dissesto idrogeologico ha un costo enorme”.
Ugualmente duro Gian Vito Graziano (Presidente Nazionale dei Geologi): “Nonostante tutte le emergenze in questo momento nessuna legge organica di governo del territorio vige sul territorio italiano. Oggi in Italia sentiamo un ritardo politico-istituzionale, conseguenza del forte ritardo culturale, che si traduce nel rincorrere le emergenze, una dopo l’altra, ponendoci solo l’obiettivo di reperire le risorse economiche necessarie per ricostruire la zona colpita, dopo aver fatto il conteggio dei danni e purtroppo spesso anche quello dei morti”.
Aggiunge Graziano: “Dal 1944 ad oggi in Italia sono stati spesi più di 213 MLD di Euro per dissesto idrogeologico e terremoti , di cui ben 27 MLD solo dal 1996 al 2008 . Oltre al fatto che 6 milioni di italiani abitano nei 29.500 chilometri quadrati del territorio considerati ad elevato rischio idrogeologico e ben 1.260.000 gli edifici a rischio frane e alluvioni. Di questi sono 6000 le scuole e 531 gli ospedali”.
Questi sono dati proprio del Consiglio Nazionale dei Geologi (da "Terra e sviluppo, decalogo della terra 2010 - Rapporto sullo stato del territorio italiano", realizzato dal centro studi del Consiglio Nazionale dei Geologi (C.N.G.), in collaborazione con il Cresme, presentato in Campidoglio a Roma il 13 ottobre 2010).
“Chiediamo dunque allo Stato italiano, una legge organica di governo del territorio – ha continuato Graziano – che ricostruisca la filiera delle competenze, metta in campo azioni di manutenzione ordinaria e straordinaria dei nostri bacini idrografici, ponga le base di una riforma urbanistica e che faccia tesoro di quelle esperienze positive che in alcuni casi hanno visto il geologo impegnato a fronteggiare la difesa del suolo accanto alle istituzioni governative.
Mi riferisco a quelle attività di presidio territoriale che hanno portato a fronteggiare situazioni di rischio idrogeologico prima del verificarsi dell’eventuale evento calamitoso, che poi spesso non si è verificato, e quindi non sempre e soltanto in fase emergenziale. Il problema investe, lo abbiamo visto, l’intero territorio nazionale ed anche Roma non è esente da rischi idrogeologici e da fenomeni di dissesto idrogeologico come le frane, anche se meno eclatanti, localizzate soprattutto lungo i margini occidentali dell’alto di Monte Mario-Gianicolo, o interessanti i versanti più acclini delle valli, approfondite dal reticolo fluviale, anche queste innescate spesso dall’intervento dell’uomo”.
“In un momento di crisi economica come questo non bisogna cedere alla tentazione di tagliare fondi, ma investire in un settore che e’ vitale per il Paese e che puo’ diventare una risorsa. Roosvelt – ha concluso il ligure Giuliano Antonielli – che non era sicuramente un ambientalista ma certamente un grande Presidente, rilancio’ gli USA dopo il ’29 con il New Deal passando dalla sistemazione idrogeologica del territorio in cui trovarono lavoro 300.000 disoccupati”.
Pertanto ribadiamo quanto già affermato esattamente un anno fa: il Ministero dell'Ambiente stima un fabbisogno finanziario di almeno 40 miliardi di euro per mettere in sicurezza idrogeologica l'intero territorio nazionale. Se il Governo Berlusconi cominciasse a finanziare adeguatamente interventi sul territorio, oltre ad evitare il dissesto idrogeologico, darebbe lavoro a vasti strati della popolazione in difficoltà economiche ed un aiuto concreto alle aziende italiane interessate alle attività di bonifica e prevenzione.
Dott. Bellagente Giuseppe
Responsabile Dipartimento Terzo Settore/Non Profit
Dipartimenti Tematici della Lombardia
Membro del Coordinamento IDV Provincia di Bergamo