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“Con sommo piacere noto segnali sempre più frequenti e incisivi di un certo fermento all’interno della comunità cattolica, che comincia a mostrare insofferenza per le troppe questioni morali che l’attuale classe politica sta sollevando. Il Papa ha recentemente inviato un telegramma a Napolitano, dicendo esplicitamente che l'Italia ha bisogno di una rinascita etica. Il cardinale Angelo Bagnasco, al consiglio permanente della CEI, ha criticato apertamente «i comportamenti non solo contrari al pubblico decoro ma intrinsecamente tristi e vacui». L'associazionismo cattolico si riunirà domenica prossima a Todi per condividere la condanna senza appello dell'attuale dirigenza politica del Paese. Pur essendo chiara quella distanza che deve esserci tra il potere temporale e quello spirituale, esiste un punto d’incontro tra le due dimensioni che non può essere ignorato dalle coscienze vive e vitali. Quel punto d’incontro è costituito dalla dottrina sociale della Chiesa, davanti alla quale non sono legittime, da parte di nessuno, posizioni fideistiche ascetiche. La spiritualità non può corrispondere a un semplice sentire, ma a un preciso agire, tanto più per chi ricopre ruoli istituzionali. Essere dalla parte del povero, del più debole, delle istanze sociali, era e resta un imperativo etico del cattolico. Paolo VI diceva, infatti, che la ”politica è la più alta forma di carità dopo la preghiera”. La gestione della res pubblica, dalla quale discende la dignità delle singole persone di un intero Paese, è la più alta responsabilità morale che un individuo possa assumersi. E il solidarismo cattolico resta uno dei modelli più significativi cui ispirarsi per chi vuole perseguire la giustizia sociale. Invece noi qui assistiamo quotidianamente a falsi proclami di appartenenza al mondo cattolico da parte di chi decide e vota sempre a favore del più forte, dei potenti, dei privilegi di pochi. Siamo sfiniti da estenuanti discussioni di lana caprina sulle distinzioni tra pubblico e privato, dimenticando che le istituzioni, fatte di persone, costituiscono un modello, anzi il modello morale. Ogni giorno leggiamo di scandali d’interessi privati in appalti e cariche pubbliche. Troppe sono le questioni sociali che piagano il nostro Paese, dalla questione meridionale, ai clandestini, alla disoccupazione crescente, alla totale mancanza di prospettive dei giovani, che chiamano direttamente in causa la classe politica di ispirazione valoriale cattolica. In un altro intervento il cardinal Bagnasco ricorda che “chiunque sceglie la militanza politica, deve essere consapevole della misura e della sobrietà, della disciplina e dell'onore che comporta, come anche la nostra Costituzione ricorda”. Eppure sempre più spesso sentiamo con estrema disinvoltura associare a nomi della politica le parole corruzione, mercificazione, uso di stupefacenti. In questo contesto mi domando come si conciliano questi comportamenti con le coscienze dei sedicenti politici cattolici. Quando leggo sul Sole 24 Ore della relazione degli ispettori del ministero dell’Economia, all’esame della magistratura, che contiene pesanti accuse, relativamente alla regione Lombardia, di illegittima assunzione di dirigenti, di illegittimo affidamento di collaborazioni e consulenze per complessivi 4 milioni di euro e di irregolare affidamento di compiti di direzione all’attuale presidente della Compagnia delle opere di Milano, braccio economico di Comunione e liberazione, di cui è esimio rappresentante proprio Formigoni, mi chiedo come sia possibile che il governatore della nostra Regione, oltre a sentirsi obbligato a sostenere comportamenti amorali come quelli del presidente del Consiglio, possa appoggiare politiche di questo tipo, conciliandole con la sua appartenenza alla Chiesa.Davanti a un tale degrado morale, è un compito affidato soprattutto a noi cattolici quello di restituire dignità alla politica, attraverso il recupero del suo vero significato, di servizio alla persona umana e non di mero asservimento a interessi privati in atto pubblico.”