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(AGENPARL) - Roma, 14 lug - Gabriele Cimadoro, deputato dell’Italia dei valori, ha tutta l’aria di essere un politico d’arena. Uno che non le manda a dire e che nella trafficata “Galleria dei Presidenti” di Palazzo Chigi viene salutato da tutti, senza distinzione di schieramenti politici. A pensarci bene non rappresenta proprio il classico politico cresciuto a pane e democrazia cristiana: schietto, diretto e incisivo, se non fosse per quel sorriso a mezza bocca che gli viene sul viso quando si capisce che non vuole rispondere a qualche domanda, ma allo stesso tempo vuole lasciar intendere che ne sa dell’argomento.
“Sono convinto che attualmente ci siano le condizioni per stare con il Partito Democratico quando si andrà al voto, tenendosi però lontani dai movimenti di piazza e senza dimenticare la lezione del governo Prodi. Ecco, credo che a queste condizioni anche Casini potrebbe firmare un programma condiviso”. Una strizzata d’occhio all’Udc che può significare tutto e nulla, ma che intanto ha già portato i suoi effetti la scorsa settimana, quando entrambi i partiti Udc e Idv avevano votato coesi per l’abolizione delle province proposte dal deputato Donadi. Cimadoro di politica ne capisce, la fa da quando era ragazzo, per questo definirlo semplicisticamente cognato di Di Pietro è riduttivo; una figura la sua che può risultare a tratti defilata e meno conosciuta dal grande pubblico, per quanto poi lui di preferenze ne carica nel suo collegio in Lombardia.
In un momento in cui l’Idv sembra stia definendo una linea d’azione da mantenere nel tempo, è d’obbligo la domanda se quella del partito sia più strategia o più tatticismo, e lui: “E’ chiaro che l’Idv abbia una strategia politica ben tracciata; chi ha ascoltato in passato Di Pietro ha capito subito che aveva intenzione di rendere concrete determinate proposte, di non fermarsi alle sole proteste. Al di là delle condizioni del Paese - quindi la fine di Berlusconi - il risultato significativo che abbiamo ottenuto negli ultimi tempi è stato quello del referendum, dove siamo riusciti a portare a votare anche l’elettorato di destra”.
Ma non è sempre così assertivo, i suoi sassolini Cimadoro se li leva: “Tonino sa come la penso, la mia visione politica non è certo quella dell’estrema sinistra o di alcuni suoi rappresentanti come Vendola, che invece di fare il presidente della Regione Puglia è sempre in giro per l’Italia”. Non risparmia critiche neanche al neosindaco di Napoli, candidato fortemente voluto e supportato dal suo partito: “De Magistris è sempre stato uno che ha cantato fuori dal coro, e a me non piacciono questo tipo di figure nel partito. Tuttavia, Di Pietro candidandolo ha dimostrato ancora una volta di vedercela lunga, capendo che su Napoli ci si giocava una partita importante”.
Arriva poi il momento della Lega, nei confronti della quale si mostra critico per quel dito medio mostrato da Bossi l’altro giorno dopo i riferimenti all’inno e al tricolore durante una festa; secondo Cimadoro “alla sua nascita la Lega aveva una funzione, stava sul territorio, oggi si è seduta sulle poltrone che gli ha dato Berlusconi ed è legata a lui con un cordone ombelicale fatto di interessi reciproci”. Sul ministro Tremonti spiega: “Serve a Berlusconi come l’immagine di un uomo che ha salvato l’Italia dalla crisi economica; inutile dire che il Paese da quella crisi non è assolutamente uscito. Non va poi dimenticato che il ministro delle Finanze oltre ad essere espressione di Bossi e anche il collegamento diretto tra Pdl e Lega, per questo Berlusconi non può disfarsene”. Un ultimo colpo di coda il deputato Idv lo lancia: “Nonostante la posizione critica nei confronti della Lega, posso assicurare che su certe cose sono anche più estremo di loro. Come sulla vicenda della spazzatura napoletana, dove vi è l’evidente colpa dei politici che hanno governato il territorio. Noi al nord gli inceneritori ce li siamo fatti da soli, in città. Se Napoli vuole vivere nella continua emergenza a questo punto che si arrangi da sola”.
A fine intervista risulta chiaro un fatto: se così come qualcuno dice dentro l’Idv ci sono ‘anime ribelli’ che si contrappongono allo zoccolo duro formato dall’ex pm di Milano, tutto avranno tranne che vita facile. Rinnovare Tonino i suoi come Cimadoro sarà dura, soprattutto se a volerlo fare sono nuovi ‘non politici’ contro politici navigati.