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Quando il precariato convive per molto tempo all’interno di una categoria di lavoratori, agisce e penetra come una sorta di virus. Inizia a far sentire i primi preoccupanti sintomi sin dal principio fino a far cadere, nel giro di pochi anni, a pezzi la persona, a quel punto malata senza via d’uscita o di speranza.

Esistono però degli antidoti in natura, ossia gli atti di coraggio di quei lavoratori che non si arrendono a questo sistema. La vergognosa situazione in cui versano i Vigili del Fuoco discontinui, cioè i vigili PRECARI (VVD), descrive la realtà di chi ha deciso di non rimanere in silenzio e di chi ha deciso di provare a sconfiggere il virus precariato denunciando le pessime condizioni lavorative.

Stiamo parlando di gruppi di lavoratori professionisti sparsi in tutti i Comandi del territorio i quali, secondo un sistema basato sul ricatto e sullo sfruttamento, avrebbero dovuto accettare la loro condizione vita natural durante, ossia un lavoro che li avrebbe classificati come vigili del fuoco di serie B, sia dal punto di vista morale che lavorativo.

Oggi i VVD dicono BASTA !

Storie reali, tragedie di strada, storie di uomini e donne che affrontano i pericoli cui il loro lavoro li destina ogni giorno. Le loro denunce devono aprire gli occhi a coloro che pensano la loro sia una categoria tutelata e privilegiata. Probabilmente lo è solo una parte di essa.

Denunciano il continuo ritardato accredito dello stipendio (anche a distanza di 3-4 mesi), l’inesistente istituto della malattia, l’inesistente diritto alle ferie, alla maternità, e ultima, ma non meno importante, la mancata corresponsione del TFR ad ogni scadenza del contratto. 

Esistono tuttavia ulteriori aspetti da valutare, in un certo senso, più rilevanti sotto l’aspetto della sicurezza e mi riferisco ai Dispositivi di Protezione (DPI), ossia ai capi di vestiario da indossare durante le operazioni di massima pericolosità.

Per i VVD, infatti, sono previsti dei trattamenti differenti rispetto i vigili del fuoco permanenti.

Primo esempio: non è previsto il lavaggio presso il Comando di appartenenza del Dispositivo di Protezione in materiale NOMEX (il capo di vestiario ignifugo), a differenza dei permanenti, bensì è previsto il lavaggio per conto proprio, con l’effetto pericolosissimo che porterebbe alla sicura DEGENERAZIONE dell’indumento.

Eppure le regole sono molto rigide in materia. Il produttore di questo speciale materiale raccomanda ai “datori di lavoro di controllare che i DPI siano costantemente idonei all’uso, non solo agli inizi; pertanto è necessario procedere regolarmente a ispezioni, interventi di pulizia e riparazione per garantire che gli indumenti protettivi facciano il loro dovere". “E’ imprudente - continua il produttore - lavare in casa gli indumenti protettivi, in quanto la degenerazione dell’indumento, dei suoi componenti o delle specifiche funzioni, potrebbe verificarsi senza che il datore di lavoro ne sia  informato”.

Secondo esempio: i VVD non hanno diritto al completo vestiario in quanto dal Comando centrale pare sarebbe arrivato l’ordine di non consegnare i para-pioggia, gli stivali per andar nell’acqua, le lampade da mettere sul casco, i pantanomex.

La disparità purtroppo dilaga ove il sistema protegge e incoraggia queste realtà.

Mi è stata riportata addirittura una testimonianza sconvolgente in cui un vigile precario racconta quanto segue:

“ Mentre prestavo servizio al Comando di Parma, mi hanno consegnato il solite borsone da intervento contenente il DPI, almeno l’essenziale. Incredibilmente, ho trovato il Nomex ed i guanti tutti sporchi di sangue! Dopo un intervento nessuno li aveva lavati. Al Comando di Enna quei pochi DPI, che devi dividerti con i tuoi colleghi, non vengono mai lavati, e ripeto MAI! Ti capita di utilizzare un Nomex che passa di mano in mano, trovandolo sudato, da decine di persone che lo hanno usato precedentemente, e annerito da centinaia di interventi. Analogo discorso per guanti ed elmetto. Anche perché altri DPI te li puoi solo sognare”.

Questo è il precariato: virus del ricatto e della aleatorietà, che in questo caso viene utilizzato da chi invece si dovrebbe impegnare per combatterlo, anche perché i Vigili discontinui non sono dipendenti di un’azienda privata, bensì fanno parte di quel pubblico impiego in cui il precariato non sarebbe dovuto esistere, secondo la famosa legge 30.

Per i VVD quella da noi descritta è la più triste e pericolosa delle realtà, ove:

Permanente=  più tutela e meno rischi;

Discontinuo= autotutela e assunzione totale dei rischi.

Questa è l’eredità che vogliamo lasciare alle prossime generazioni?

I Vigili del Fuoco Discontinui denunciano le differenze di trattamento e, nel pretendere il giusto e dignitoso rispetto che ogni lavoratore dovrebbe avere in cambio del suo operato, chiedono a gran voce l’intervento del Ministero degli Interni affinché faccia il possibile per porre rimedio a questa problematica italiana ormai vecchia di 30 anni!

L’Italia dei Valori, come partito, è sempre attenta e vicina alle denunce e condizioni dei lavoratori, ma è soprattutto il popolo che ha il dovere di esigerlo da una forza politica che si sta radicando sempre più sul territorio vicino alla sua gente.

Maruska Piredda

Responsabile Dipartimento Lavoro e Welfare IdV Regione Lombardia

 

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