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“Se il piano industriale della Fiat gode di così ottima salute non si comprende il perché di una rivoluzione nelle relazioni industriali a danno dei lavoratori e il triste destino dello stabilimento di Termini Imerese”. Ha commentato così l’onorevole Gabriele Cimadoro (Idv) l’audizione di Marchionne che si è svolta oggi alla Camera, presso le commissioni riunite di Attività produttive, commercio, turismo e trasporti, poste e telecomunicazioni.
“L’amministratore delegato del gruppo torinese ha parlato di grandi investimenti e progetti di espansione dell’azienda automobilistica italiana in campo mondiale ma allora com’è possibile che un operaio italiano prenda solo milleduecento euro netti al mese lavorando 40 ore settimanali contro i tremila del collega tedesco che ne lavora 35? Quasi a dire che la necessità di migliorare la competitività delle aziende passi esclusivamente attraverso la penalizzazione dei lavoratori”.
“Alla domanda più importante – conclude Cimadoro - Marchionne non ha voluto rispondere e rimane ignota la sede legale della joint venture Fiat-Chrysler. Ci sembra in netta contraddizione con la dichiarazione di non voler rinnegare le proprie radici”.