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Roma, 03 feb -“Ci risultano singolari intrecci che legano la prefettura di Lodi, la Asl Milano 1 e il consiglio regionale lombardo, dove per Asl Milano 1 intendo la Asl più grande d’Italia”. Così Sergio Piffari Idv nell’illustrare oggi alla Camera l’ interpellanza urgente dell’Idv, prima firma Di Pietro, al Ministro dell’Interno, Roberto Maroni, e al Ministro della Salute, Ferruccio Fazio. “Il 23 dicembre 2010 - si legge nel testo dell’interpellanza - la giunta regionale lombarda ha promosso Pietrogino Pezzano da direttore della Asl di Monza e Brianza a direttore generale della Asl Milano 1: Pezzano compare nelle carte della maxi inchiesta contro la 'ndrangheta detta «Infinito» della procura di Milano, in quanto soggetto nominato in diverse intercettazioni del boss pavese Pino Neri, risulta fotografato in compagnia dei boss Saverio Moscato e Candeloro Polimeno, risultano alcune intercettazioni, oltre che con Polimeno, con Giuseppe Sgro, fratello di Eduardo Sgro, arrestato per reati di cui all'articolo 416-bis del codice penale; la nomina di Pezzano è stata oggetto di una mozione presentata il 18 gennaio 2011 dall'IdV, primo firmatario Giulio Cavalli, e dal PD in consiglio regionale - respinta - nella quale si chiedeva la revoca della nomina, in forza dell'impegno a contrastare fermamente qualsiasi tipo di infiltrazione della criminalità organizzata, soprattutto all'interno delle istituzioni e degli enti pubblici, nonché in nome del ruolo di garanzia cui è chiamato il consiglio regionale e della necessità che non vi siano ombre relativamente a soggetti chiamati a dirigere enti di particolare importanza, quali le aziende sanitarie in Lombardia; la sera del 18 gennaio 2011, Giulio Cavalli è messo al corrente del fatto che il prefetto di Lodi, Peg Strano, ha sottoposto all'Ufficio centrale interforze per la sicurezza personale (Ucis) la revoca della sua scorta, in quanto, secondo il prefetto, «non è più esposto», nonostante il lungo elenco di minacce ricevute negli ultimi mesi, così come negli anni precedenti, essendo sotto tutela dal 2008; qualche giorno dopo riaccadono due fatti in contemporanea: a Giulio Cavalli viene comunicato l'annullamento della proposta di revoca avanzata dal prefetto di Lodi e, dunque, riottiene la scorta; il direttore generale Pezzano, rimasto al suo posto in quanto la mozione Cavalli presentata per revocarne la recente nomina è stata respinta, nomina direttore sanitario della Asl Milano 1 il dottor Giovanni Materia, il quale risulta essere il marito del prefetto di Lodi; Giovanni Materia risulta, inoltre, essere il fratello dell'ex procuratore di Reggio Emilia, Italo Materia, dimessosi dall'ordine giudiziario a causa delle ombre che avevano lambito la sua figura, manifestando la sua condizione di vittima di campagna diffamatoria”. L’interpellanza chiede “se dai fatti esposti i Ministri interpellati non ravvisino elementi sufficienti per considerare, nell'ambito delle rispettive competenze e nel rispetto di quelle regionali, l'ipotesi di interventi idonei a chiarirli”.
Atti ParlamentariCamera dei Deputati XVI LEGISLATURA — DISCUSSIONI — SEDUTA DEL 3 FEBBRAIO 2011 — N. 429
Orientamenti del Governo sulla vicenda della nomina del direttore della ASL di Monza e Brianza – n. 2-00949
PRESIDENTE. L’onorevole Piffari ha facoltà di illustrare l’interpellanza Di Pietro n. 2-00949 concernente orientamenti del Governo sulla vicenda della nomina del direttore della ASL di Monza e Brianza di cui è cofirmatario.
SERGIO MICHELE PIFFARI.
Signor Presidente, signor sottosegretario, abbiamo indirizzato questa interpellanza urgente al Governo in particolare richiamando l’attenzione del Ministro dell’interno e del Ministro della salute. Ma vorrei anche richiamare l’attenzione sulla interpellanza urgente svolta all’inizio di questa giornata dove abbiamo assistito ad un contenzioso tutto in casa di Alleanza Nazionale, anche per certi aspetti simpatico, con il Ministro degli esteri che doveva rispondere; un Ministro degli esteri molto presente in quegli Stati particolari, tra cui quello di Santa Lucia, che magari trova anche il tempo di interessarsi di sport invernali. Signor Presidente, il collega Corsaro sosteneva che a loro stesse molto a cuore il bene pubblico della credibilità delle istituzioni; trovo molto efficaci i colleghi che riescono, con frasi semplici, a centrare le questioni. Credo che anche in questo caso bisognerebbe, però, concentrarsi sul bene pubblico della credibilità delle istituzioni. Il gruppo Italia dei valori ha interpellato il Ministro dell’interno e il Ministro della salute, perché ci risultano singolari intrecci che legano la prefettura di Lodi, la ASL Milano 1 (l’ASL più grande d’Italia, con tutto ciò che questo comporta, essa infatti non comprende solo la città di Milano o una parte della città di Milano ma Milano intera con altri 73 comuni, Milano e dintorni) e il consiglio regionale lombardo. Cerco adesso di spiegare i fatti, i quali nel loro insieme delineano un quadro che apre interrogativi e pone, assolutamente, la necessità di chiarimenti. Il 23 dicembre 2010 la giunta regionale lombarda ha promosso Pietrogino Pezzano da direttore della ASL di Monza e Brianza – una delle ASL della Lombardia, comunque situata in un territorio abbastanza critico per certi aspetti che vi dirò dopo – a direttore generale della ASL Milano 1. Pezzano compare nella carte della maxi inchiesta contro la ’ndrangheta cosiddetta « Infinito » della procura di Milano, in quella maxi retata che ha portato oltre 300 arresti nella regione Lombardia, nel mese di dicembre, e che ha svegliato tutti i lombardi perché si è scoperto di avere una criminalità diffusa della ’ndrangheta, della mafia e non solo, anche in territorio lombardo. Ciò ha scioccato tutti, vi era stato peraltro il prefetto Lombardi di Milano, noto per altre questioni, che poche settimane prima aveva dichiarato che in Lombardia, a Milano, non esiste la questione della criminalità, della ’ndrangheta o della mafia. Tornando alla questione, tengo a precisare che per adesso il signor Pezzano non ha ricevuto avvisi di garanzia, però dalle intercettazioni del boss pavese Pino Neri, risulta fotografato tra l’altro in compagnia dei boss Saverio Moscato e Candeloro Polimeno, e risultano anche intercettazioni, oltre che con Polimeno, anche con Giuseppe Sgro, fratello di Eduardo Sgro, arrestato per reati di cui all’articolo 416-bis del codice penale. Quindi vi è una serie di conversazioni amichevoli molto approfondite tra questi criminali e il dottor Pezzano. La nomina di Pezzano è stata oggetto, quindi, anche da parte del gruppo dell’Italia dei Valori nella Regione Lombardia di una mozione presentata il 18 gennaio 2011, primo firmatario il consigliere regionale Giulio Cavalli. Tale atto aveva come scopo quello di chiedere al Presidente della regione Lombardia di utilizzare tutti gli strumenti di cui la stessa regione si è dotata ed intervenire per rimuovere questo amministratore di Asl così come richiesto da decine di sindaci e amministratori del territorio coinvolto. Preciso che il regolamento approvato dalla stessa Giunta regionale della Lombardia prevede proprio che, quando ci sono contrasti anche con le amministrazioni locali e con i territori, la regione, in forma di autotutela, revochi queste nomine. Con questa richiesta, che viene sottoscritta anche da parte di colleghi del PD, della Sel e altri, si chiede quindi la revoca della nomina proprio per contrastare, per fermare qualsiasi tipo di infiltrazione della criminalità organizzata, soprattutto all’interno delle istituzioni degli enti pubblici, nonché in nome del ruolo di garanzia cui è chiamato il Consiglio regionale e della necessità che non vi siano ombre relativamente a soggetti chiamati a dirigere enti di particolare importanza, quali le aziende sanitarie lombarde. La sera del medesimo 18 gennaio 2011, Giulio Cavalli è messo al corrente del fatto che il prefetto di Lodi, la dottoressa Peg Strano, ha sottoposto all’Ufficio centrale interforze per la sicurezza personale (Ucis) la revoca della sua scorta, in quanto, secondo il prefetto, non è più esposto, nonostante il lungo elenco di minacce ricevute negli ultimi mesi, così come negli anni precedenti, essendo sotto tutela dal 2008. Qualche giorno dopo riaccadono due fatti in contemporanea: a Giulio Cavalli viene comunicato l’annullamento della proposta di revoca avanzata dal prefetto di Lodi e, dunque, riottiene la scorta. Questo avviene perché sono stati presentati atti di sindacato ispettivo anche da parte dei colleghi di Italia dei Valori e del Partito Democratico. Anche i colleghi del consigliere Giulio Cavalli – non solo di opposizione ma anche di maggioranza – si sono rivolti al Governo per chiedere il ripristino di queste garanzie di tutela così come prevede la Costituzione. Sicuramente c’è stato un intervento da parte del Governo nell’effettuare questo ripristino. Accade anche che la mozione da me richiamata di sfiducia, di richiesta di revoca del Pezzano, viene respinta, ma per un solo voto, nonostante al voto sulla revoca partecipino non solo i consiglieri di opposizione, ma anche quelli di maggioranza. Pezzano rimane tuttavia al suo posto con dichiarazione di totale fiducia da parte del Presidente Formigoni. Nel frattempo, appena avuta la conferma di questa nomina, il direttore generale della Asl di Milano nomina direttore sanitario il dottor Giovanni Materia, il quale, signor sottosegretario, risulta essere il marito del prefetto di Lodi. Non solo: Giovanni Materia è anche il fratello dell’ex procuratore generale di Reggio Emilia che nel 2009 si è dimesso per una serie di conflitti anche in questo caso con la propria attività. Ciò è stato a volte sollecitato sia da parlamentari che da europarlamentari e colleghi di Italia dei Valori come Sonia Alfano. Materia risulta indagato per aver truccato dei concorsi al policlinico di Messina. Nel frattempo, dopo tutto ciò, succede che egli viene rinviato a giudizio e quindi ci giunge una nota dalla regione Lombardia nella quale si comunica che il 1o febbraio Materia si dimette e rimette il mandato del suo incarico. Sono alcuni fatti che ci preoccupano e ci portano quindi a chiedere al Governo se, nell’ambito delle proprie competenze, nel rispetto naturalmente di quelle regionali, vi siano interventi idonei a chiarire queste situazioni. Vi sono stati anche fatti minori – che cito, considerato che ho questa opportunità – come le minacce con lettere anonime a consiglieri comunali che, nel frattempo, sollecitano i propri sindaci ad intervenire su questa materia e chiedono quindi la revoca di Pezzano: da ultimo, il caso del consigliere comunale Crugnola del comune di Rescaldina. Può darsi che non siano fatti automaticamente legati a questo, ma da quello che abbiamo rilevato in questi mesi, e che la procura milanese ci ha aiutato a vedere, credo invece siano da tenere molto in attenzione. Ve ne sono altri, io ne ho citato solo uno, ma si potrebbero citarne tanti altri. La questione che ci poniamo e rivolgiamo al sottosegretario è se oggi – pur se nessuno mette in dubbio la buona fede del prefetto di Lodi –, in questo conflitto, quanto meno di parentele, quando egli svolge il suo ruolo, non vi sia un rischio rispetto a quello che sta facendo sul territorio, quanto meno il fatto che abbia valutato superfluo mantenere la scorta ad un consigliere come Giulio Cavalli, il quale, tutti i giorni, con la propria attività, non solo di uomo politico rappresentante delle istituzioni regionali in Lombardia, ma anche con la sua professione di attore e regista, continua a portare in mezzo alla gente e nelle scuole la denuncia di una criminalità che si infiltra in modo pericoloso dentro la sana economia della Lombardia. Ci chiediamo se sia ancora giusto che, comunque, egli continui a fare questo lavoro. Signor sottosegretario, le richiamo qualche altro provvedimento che è stato adottato in terra lombarda, come, ad esempio, quello sul questore di Bergamo che non ha saputo limitare, controllare e impedire che noti trafficanti di letame posassero davanti ad un immobile di proprietà del Ministro Gelmini alcune carriole di questo nobile prodotto per l’agricoltura lombarda e, quindi, è stato prontamente trasferito. Credo che un controllo e una richiesta, ai funzionari dell’amministrazione pubblica, di massimo rigore nell’applicare le norme e le leggi sia assolutamente necessario. Ho parlato del questore di Bergamo ma è chiaro che, in questo momento, l’interpellanza era incentrata sulla questione del prefetto di Lodi. Credo che dobbiamo assolutamente salvaguardare sia le istituzioni, sia le persone che devono naturalmente avere il coraggio di continuare a denunciare queste situazioni.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per l’interno, Michelino Davico, ha facoltà di rispondere.
MICHELINO DAVICO, Sottosegretario di Stato per l’interno.
Signor Presidente, onorevoli deputati, gli interpellanti pongono all’Assemblea due ordini di problemi: l’infiltrazione della criminalità organizzata calabrese nella sanità lombarda e la revoca delle misure di tutela nei confronti del consigliere regionale Giulio Cavalli. Per quanto riguarda il primo aspetto preciso che si tratta di fatti sui quali sono in svolgimento iniziative dell’autorità giudiziaria che, attraverso alcune operazioni condotte dall’arma dei carabinieri, hanno prodotto recentemente risultati investigativi di rilievo, su tutto il territorio nazionale. Per quanto riguarda le vicende amministrative relative alla sanità lombarda, il Governo non ha elementi informativi per rispondere ai quesiti posti, considerato che la nomina degli organismi di vertice delle aziende sanitarie locali è di esclusiva competenza delle regioni. Sullo specifico punto sono stati, peraltro, disposti accertamenti, all’esito dei quali posso fornire le seguenti risultanze. Nel mese di dicembre la giunta regionale della Lombardia ha provveduto al rinnovo dei vertici della sanità lombarda. In quell’occasione (23 dicembre) il dottor Pietrogino Pezzano, già manager dell’ASL di Monza Brianza, viene nominato manager dell’ASL Milano 1, nomina fortemente contestata dal consigliere Giulio Cavalli per l’asserita vicinanza del dottor Pezzano ad ambienti compromessi. Su questo specifico aspetto non posso avanzare alcuna ipotesi, in quanto ogni valutazione ricade nell’autonoma potestà di indagine e accertamento della magistratura. Il 18 gennaio scorso il gruppo Italia dei Valori presenta, in regione Lombardia, una mozione, chiedendo che il presidente Formigoni e la sua giunta rivedano la nomina del dottor Pezzano a direttore generale della ASL Milano 1. Il consiglio regionale respinge la mozione. Il successivo 28 gennaio il Corriere della sera, e la Repubblica, nelle pagine di Milano, hanno dato notizia che il dottor Pietrogino Pezzano aveva scelto come direttore sanitario della ASL Milano 1 il dottor Giovanni Materia, marito del prefetto di Lodi Peg Strano e fratello di Italo, ex procuratore della repubblica di Reggio Emilia, che, sino alla data del 31 dicembre scorso, ricopriva l’incarico di direttore sanitario dell’azienda ospedaliera di Desio e Vimercate (situata a nord-ovest di Milano). Questi, contattato dai dirigenti generali dell’azienda ospedaliera di Melegnano e di Pavia per conoscerne la disponibilità ad accettare l’incarico di direttore sanitario aziendale di quelle strutture, riteneva inopportuno accettare una eventuale nomina per la contiguità di quelle strutture con il lodigiano, poiché la moglie ricopriva l’incarico di prefetto della provincia di Lodi. II 27 gennaio l’assessorato regionale alla sanità scioglieva le riserve e comunicava ai diretti interessati ed alla stampa i nomi dei nuovi direttori aziendali. Quanto, invece, all’aspetto relativo alla tutela del consigliere regionale sono stati disposti specifici e penetranti accertamenti tramite l’ufficio centrale interforze per la sicurezza, che è la struttura del dipartimento della pubblica sicurezza del Ministero dell’interno che attende a questo fine. Fornisco quindi a questa Assemblea l’esito degli accertamenti disposti. Non si è verificata alcuna soluzione di continuità nelle misure di protezione riconosciute in favore del consigliere regionale Cavalli che, nella sua qualità di direttore artistico del teatro Il Nebiolo, aveva subìto minacce ed atti vandalici in relazione ad uno spettacolo teatrale fortemente ironico nei confronti degli appartenenti alla criminalità organizzata. Voglio infatti ricordare che il procedimento in base al quale vengono concesse le misure di sicurezza a persone esposte a particolari situazioni di rischio si caratterizza per una duplicità di fasi: la prima di carattere istruttorio, svolta dagli uffici per la sicurezza personale istituiti presso ogni prefettura. Questi ultimi, analizzata attentamente la situazione, formulano una proposta all’ufficio centrale interforze per la sicurezza personale – istituito presso il dipartimento della pubblica sicurezza del Ministero dell’interno – che dispone in via esclusiva l’adozione dei dispositivi di protezione personale, conformemente alle direttive del Capo della polizia e previo parere di un’apposita commissione centrale consultiva. Nel caso di specie, il 22 dicembre scorso, nel corso di una riunione tecnica di coordinamento delle forze di polizia presso la prefettura di Lodi, appositamente convocata, dopo aver esaminato ancora una volta la posizione del consigliere Cavalli, attesa la prolungata assenza di ulteriori, specifici, concreti e attuali elementi sintomatici di esposizione al rischio del consigliere regionale, i partecipanti, all’unanimità, concordavano di proporre la revoca del dispositivo di protezione, mantenendo comunque la misura della vigilanza generica radiocollegata, con frequenti passaggi alla residenza e al luogo di lavoro nella provincia di Lodi. Nella stessa data il prefetto di Lodi formulava una proposta di analogo contenuto all’UCIS che il successivo 11 gennaio disponeva la revoca del dispositivo tutorio, previo congruo preavviso all’interessato, mantenendo comunque la vigilanza generica presso la residenza e il luogo di lavoro del Cavalli. Lo stesso Prefetto di Lodi, dopo aver convocato in prefettura il consigliere regionale, forniva un congruo e tempestivo preavviso della cessazione del servizio di tutela che sarebbe avvenuta, sempre previa comunicazione, nei successivi 15 giorni. L’ampio risalto anche mediatico che è stato dato alla notizia e le preoccupazioni espresse da esponenti di associazioni impegnate nella lotta alla criminalità organizzata, hanno indotto l’UCIS a disporre ulteriori approfondimenti sul livello di esposizione al rischio del consigliere regionale. In attesa delle valutazioni della commissione centrale consultiva, il predetto ufficio disponeva la sospensione della revoca della misura tutoria. Alla luce delle considerazioni sopraesposte, appare del tutto evidente che la misura della tutela, stante la previsione del « congruo preavviso », non è mai stata interrotta, ma è sempre proseguita senza soluzione di continuità. Posso assicurare, inoltre, gli onorevoli interpellanti che, nel rispetto delle competenze della regione Lombardia, il Ministero dell’interno e, per esso, i prefetti non tralasciano nessuna iniziativa volta a scorgere ogni sia pur lieve indizio, che possa rappresentare una spia di fenomeni di illegalità e scarsa trasparenza nell’azione amministrativa delle aziende sanitarie locali, in vista dell’adozione delle misure ritenute necessarie. Nel caso sollevato, comunque il direttore sanitario dell’ASL Milano 1 Giovanni Materia ha formalmente rassegnato le proprie dimissioni nella giornata del 1o febbraio scorso.
PRESIDENTE. L’onorevole Piffari ha facoltà di replicare.
SERGIO MICHELE PIFFARI.
Signor Presidente, sicuramente riconosciamo al Ministero dell’interno l’attenzione posta sulle questioni della sicurezza delle persone, ma ciò in cui forse si è un po’ stati carenti (vorrei soffermarmi su tale aspetto in questa mia risposta) è questa debolezza delle strutture periferiche. In questo caso, mi riferisco alla prefettura di Lodi, ma ho già accennato anche alla questione della prefettura di Milano. Siccome sono al servizio dello Stato, credo che quando nascono situazioni di disagio come queste – se così le possiamo chiamare – sicuramente nell’opinione pubblica si diffondono dubbi per lo meno sulla capacità di svolgere serenamente il proprio ruolo, perché comunque lo stesso approfondimento che il Ministero ha fatto attraverso l’UCIS dimostra che c’è stata una errata valutazione perlomeno sul piano tecnico di una situazione come questa. Credo che siano segnali forti da dare sia per tranquillizzare gli abitanti e i residenti, sia per – se posso dire – « tranquillizzare » quei criminali sul fatto che non hanno ancora via libera, né il campo completamente a loro disposizione. Infatti, non vi è solo la questione di quanto successo oggi in questa ASL con tale nomina, perché l’operazione « Infinito » ha coinvolto criminali e imprese che operano nel movimento della terra o altro, ma anche criminali e personalità che operano nel campo della sanità, come si è visto dagli arresti anche a Pavia. Quindi, poiché la sanità è una buona parte del bilancio della regione Lombardia (circa 17 o 18 miliardi di euro), è sicuramente di interesse della criminalità. Vorremmo evitare che questo malcostume si diffonda. Purtroppo, so che il Governo non ha tutti gli strumenti per intervenire immediatamente, ma lo si può fare con prese di posizione forti. All’interno delle strutture, queste nomine sono fatte con leggerezza e senza la valutazione dei relativi curricula. Ci sono prese di posizione di dirigenti che, in barba a qualsiasi valutazione di capacità operativa, di risultati e di esperienza fatta negli anni, rimuovono e spostano dirigenti e medici dai loro ruoli per far strada al raccomandato di turno. Sono alcuni casi rispetto alle centinaia o migliaia di persone che lavorano nella sanità lombarda, ma quando una mela marcia rimane nella cassetta fa marcire anche le altre. Quindi, è necessario fare uno sforzo in questo senso. Sicuramente, se nella sanità non lo può fare lo Stato, lo possiamo fare nell’apparato dello Stato. Quindi, chiedo veramente che ci sia uno sforzo per valutare anche l’opportunità di confermare o rimuovere i prefetti che si comportano con leggerezza in casi come questo. Infatti, la Lombardia non può sbagliare nessun passaggio. Non si può sbagliare, perché si rovina – come dicevo già prima – la parte sana del Paese (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).