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28 agosto 2006, le sette del mattino.
Il ragazzo, diciassette anni, sta ancora dormendo profondamente.
Dentro quella testa ci sono molti sogni, frutto di una vita agiata e di studi compiuti in un istituto religioso.
Lo sveglia una voce che si alza dal piano terra e raggiunge la sua camera:
“ANGELO, NON MI SFIDARE, NON DIRE UN’ALTRA VOLTA CHE NON SAI PERCHE’ SIAMO QUI.”
Il ragazzo non conosce quella voce.
“QUALCOSA NON STA ANDANDO PER IL VERSO GIUSTO E TU CE LO PUOI SPIEGARE, CE LO DEVI SPIEGARE”
“QUALSIASI COSA SIA IO NON POSSO AIUTARVI”.
Ecco, questa è la voce di suo padre.
“ADESSO USCITE, LO VEDETE CHE ORE SONO. IO VI HO FATTO ENTRARE E VOI VI METTETE A GRIDARE. USCITE, NE PARLIAMO UN’ALTRA VOLTA”
Il ragazzo ascolta con gli occhi aperti e la faccia schiacciata sul cuscino.
Sente la madre scendere le scale: “Che succede Angelo? Chi c’è?”
Poi silenzio, corpi che si muovono, rumore di mani che urtano corpi. Poi l’urlo di sua madre.
Adesso il ragazzo si alza dal letto, scende le scale di corsa, a piedi nudi, con il cuore che gli batte forte… e gli rimbalza in gola quando vede un uomo che impugna una pistola.
Il ragazzo ferma tutti i muscoli in fondo alle scale, tutti guardano verso di lui, lui li guarda senza capire. Vede l’uomo con la pistola prendere di mira lui.
Poi le voci di sua madre e suo padre:
“NO, NO”
“NO, VI PREGO, LUI NO!”
La carneficina si è consumata poco dopo, giù nella tavernetta.
Non avranno sentito la lama entrare nella pelle per fare prima piccoli tagli e poi affondare decisa per recidere trachea e carotide.
Prima del figlio, poi della madre.
I colpi di pistola sparati alla nuca del ragazzo e della donna sono due soffi, zittiti dal silenziatore.
L’uomo, invece, viene sgozzato e lasciato lì a dissanguarsi, senza la benedizione del colpo di grazia.
Fino alla fine avrà davanti agli occhi i corpi della moglie e del figlio, morti.
I corpi di una strage, la strage della famiglia di Angelo Cottarelli
Dove siamo? Gela? Locri? Casaldiprincipe?
No, siamo a Urago Mella, in provincia di Brescia, la ricca tranquilla Brescia.
Angelo Cottarelli era un imprenditore del bresciano che con le sue società, “cartiere” nel gergo investigativo, produceva fatture false per ottenere soldi pubblici per conto della criminalità organizzata
Al funerale della famiglia Cottarelli la gente parla, commenta.
“IL COTTARELLI? UNA BRAVA PERSONA, MA CHE MAFIA E MAFIA, SARA’ STATO UN CASO”
“COSA? I GIORNALI PARLANO DI MAFIA… BOH, CHE IO SAPPIA NON CE N’E’ DI MAFIA”
“MAFIA? IN TRENT’ANNI CHE ABITO QUI NON L’HO MAI SENTITO”
“NO NO NON C’E’ MAFIA DA QUESTE PARTI”
Beh, almeno una voce fuori dal coro c’è, una signora anziana sembra avere gli occhi aperti:
“LA MAFIA? C’E’ DA TUTTE LE PARTI, QUELLI SONO COME I PIDOCCHI, QUANDO COMINCIANO NON LA SMETTONO PIU’”
Sulla strage di Urago Mella, il Procuratore Capo di Brescia Giancarlo Tarquini si esprime con una metafora molto illuminante.
“QUANDO GLI AFFARI DELLE MAFIE FUNZIONANO COME LE MAFIE STESSE VOGLIONO, E’ COME IL MOMENTO IN CUI IL TUMORE SI SVILUPPA, MA NON TOCCA I PUNTI VITALI DELL’ORGANISMO E QUINDI NON CI SONO LE MANIFESTAZIONI DELLA MALATTIA E IL MEDICO NON PUO’ COGLIERLE.
INTANTO PERO’ IL MALE C’E’ , PROGREDISCE E PRIMA O POI SI MANIFESTA”.
Da POLO NORD , di I. Greganti e F. Abati (Ed. Selene, 2007)
e LA LEONESSA E LA PIOVRA , di I. Greganti e F. Abati (video-inchiesta, 2007)