Condividi su facebook

CONGRESSO REGIONALE
ITALIA DEI VALORI LOMBARDIA
BERGAMO - 10 OTTOBRE 2010
CANDIDATURA A SEGRETARIO REGIONALE
MOZIONE PROGRAMMATICA
ON. SERGIO PIFFARI
Carissime delegate e delegati
per prima cosa rivolgo un caloroso ringraziamento e un saluto a tutti i presenti: esponenti politici, aderenti, sostenitori e alla stampa che segue i nostri lavori congressuali.
Ringrazio particolarmente tutti i delegati che, con la loro presenza e partecipazione, offriranno un contributo concreto a questo percorso congressuale di fondamentale importanza per il nostro partito regionale.
L’odierno incontro rappresenta l’occasione migliore per riflettere e confrontarci su quanto fatto finora, pianificando i futuri obiettivi politici territoriali, ma soprattutto scegliendo la classe dirigente che avrà l’onere e l’onore di guidare l’Italia dei Valori verso le future sfide che ci attendono e che saremo chiamati ad affrontare.
La riunione assembleare di oggi assume particolare rilevanza, alla luce del percorso fin qui intrapreso dal nostro partito e che registra una costante crescita di adesioni e consenso intorno alla nostra politica.
Dal lontano 2001 ad oggi molta è la strada che abbiamo percorso. Nati sull’onda di una questione morale, tesa a rivendicare la riaffermazione di principi quali la legalità e il ricambio generazionale della classe politica nazionale, oggi, al compimento del nostro decimo anno, possiamo affermare, con il giusto orgoglio, di essere un partito vero e maturo. Il movimento d’opinione degli albori, composto da gruppi di cellule territoriali di base, dall’osservatorio europeo sulla legalità e da semplici cittadini appartenenti alla società civile, privi di esperienza organizzativa e associativa, grazie all’impegno e al lavoro di tutti, è divenuto ben presto un soggetto politico credibile, ben definito, strutturato e organizzato, riconosciuto non solo dai propri alleati ma specialmente dai propri competitori.
La scelta di svolgere qui a Bergamo il IV° congresso regionale dell’Italia dei Valori, infatti, non è casuale. Bergamo, culla della Lega, rappresenta una scelta precisa, una provocazione forte e un messaggio chiaro per tutte le altre forze politiche. L’Italia dei Valori non è solo presente sul territorio ma è anche una compagine politica forte.
Consapevoli che è molto più difficile fare politica dove si è minoranza più che opposizione, certi delle nostre idee pulite, capaci di scuotere una opinione pubblica sopita, quasi passiva.
La nostra forza non è più solo il voto d’opinione e di protesta ma deriva da una offerta politica chiara e definita, ricca di contenuti, fondati su precisi principi etici e morali, su idee e programmi strutturati e organizzati, capaci di mobilitare, coinvolgere e rappresentare nelle istituzioni i cittadini.
Dopo una seria e ponderata riflessione ho deciso di ripresentare la mia candidatura a Segretario Regionale di Italia dei Valori, con l’obiettivo di assumermi nuovamente la responsabilità di guidare il partito sul territorio per i prossimi tre anni.
Questa candidatura, tuttavia, oltre a voler rappresentare una necessaria volontà di consolidamento e continuità dell’indirizzo politico organizzativo regionale, si offre con consapevolezza alla valutazione dell’assemblea su quanto realizzato fin ora e sulla validità del lavoro svolto dal passato Coordinamento Regionale.
Fino ad oggi ho guidato un partito non ancora completamente radicato sul territorio, declinato in modo disomogeneo, che ha affrontato nel miglior modo possibile tutte le fisiologiche difficoltà logistiche, economiche e umane.
Ognuno di noi ha fatto del proprio meglio e per questo siamo tutti consapevoli che molto ancora dobbiamo fare. Occorre ad esempio superare lo spirito “movimentista” che, in taluni casi, ci porta a esaminare troppo criticamente quanto fatto. Dobbiamo sforzarci per migliorare atteggiamenti e comportamenti, sia dal punto di vista dell’approccio politico, sia in termini di capacità di coinvolgere i cittadini e il territorio.
Come già accadde due anni or sono, dopo la mia proclamazione a Parlamentare della Repubblica, per nomina e non per volontà direttamente espressa dall’elettorato, ho riflettuto profondamente sull’opportunità di mantenere la duplice veste di eletto e dirigente regionale. Non vi nascondo di aver provato, a volte, un certo imbarazzo proprio in momenti in cui la responsabilità dovuta al ruolo di Coordinatore Regionale mi ha posto di fronte a scelte difficile e talvolta sofferte ma sempre comunque per il bene del Partito. Per questo credo fortemente che l’attuale mandato dovrà essere l’ultimo, non solo mio personale ma di qualsiasi altro Parlamentare o Senatore IDV, tanto a livello provinciale, quanto regionale. Questo non perché sia mia intenzione in questa sede sindacare sull’incompatibilità tra i due ruoli o polemizzare sulla questione dell’opportunità di mantenere in essere doppi incarichi. Piuttosto il mio pensiero va interpretato nel senso di offrire a chiunque la possibilità e il diritto di dedicare il proprio tempo e il proprio lavoro in tal senso grazie. Mi piacerebbe che un incarico tanto oneroso potesse essere accessibile a tutti e non sono a determinate categorie di eletti. Ricoprire la carica di Segretario Regionale comporta una totale dedizione al Partito. Spesso il sacrificio richiesto e l’impegno necessario vanno al di là di quanto si possa banalmente ritenere. Per questo tale responsabilità, inevitabilmente, è finita per ricadere su eletti nazionali o regionali. Eliminare questi ostacoli oggettivi che, senza arrossire, possiamo anche definire materiali, renderà praticabile questo percorso.
Affinché questo principio si concretizzi, sarà necessario, nei prossimi anni, lavorare per creare una classe dirigente che, oltre a disporre delle indispensabili capacità e competenze, disponga delle adeguate risorse per svolgere questi ruoli in modo consono e funzionale alle necessità di un grande partito.
Ricambio generazionale della classe dirigente, capacità e formazione adeguate sono condizioni indispensabili e necessarie per una classe dirigente all’altezza della situazione, così come l’assoluto bisogno di rifuggire dalla tentazione di creare correnti, finalizzate esclusivamente a costruire spazi di potere privilegiati, in funzione di interessi personali o di gruppi ristretti, in contrasto con le finalità stesse del Partito.
Ognuno di noi ha da imparare dall’altro e io stesso, nella mia attività quotidiana, apprendo sempre qualcosa di nuovo da ognuno di voi.
Diversità e confronto, quindi, rappresentano un nostro valore, un punto di forza e una fonte di ricchezza irrinunciabile per la crescita comune.
Il ruolo che oggi ci viene riconosciuto nello scenario politico nazionale è quello di oppositori intransigenti e decisi del Governo Berlusconi. Fare opposizione rende difficile evidenziare il nostro valore politico del “fare”, che ci caratterizza e che ha contraddistinto la pur breve ma significativa esperienza di Governo nella coalizione di centro sinistra e del Ministro Di Pietro.
Il nostro attuale compito di opposizione, per quanto cruento e deciso, deve però essere sempre chiaro e non può trascendere dall’evidenziare la capacità di governare dimostrata.
C’è un tempo per fare opposizione e c’è un tempo per governare.
Da questo momento abbiamo il dovere di lavorare affinché torni presto il tempo di Governare.
Sul territorio stiamo vivendo una importante fase di radicamento. Le passate tornate elettorali, che ci hanno visto crescere in maniera esponenziale dal 2 al 4 all’8% e che ci auguriamo ci vedano toccare il 12%, ci impongono necessarie riflessioni e aprono nuovi scenari.
Non posso non rivolgere, in questa prestigiosa sede, un vivo ringraziamento a tutti gli eletti, in particolare a coloro i quali hanno dimostrato coraggio e determinazione scegliendo di rappresentare IDV pur provenendo da liste civiche, movimenti o comitati. Per citare un solo nome, che sintetizza concretamente il mio pensiero, penso al consigliere comunale di Milano Raffaele Grassi che oltre a rappresentarci egregiamente nell’amministrazione, rappresenta quella scelta di campo senza se e senza ma di cui il paese ha bisogno, oggi più che mai.
Negli anni a venire auspico che IDV sia in grado di eleggere i propri rappresentanti ovunque sul territorio e nelle amministrazioni locali, in particolare nelle realtà con oltre 15.000 abitanti, senza dover ricorrere a “supporti straordinari” esterni ma orgogliosi di ostentare la propria adesione e l’appartenenza al progetto politico Italia dei Valori.
Il contesto politico attuale in cui siamo chiamati ad agire oggi, tuttavia, è diverso dal passato. Nuovi soggetti politici e nuove formazioni si presentano ai cittadini e incidono in maniera significativa nel mutamento degli equilibri e dell’assetto politico a tutti i livelli. Penso a Beppe Grillo, all’API, a Futuro e Libertà o al tentativo di ricompattare la sinistra che si richiama ai principi del comunismo.
Tutte queste nuove realtà politiche, che con il loro contributo più o meno positivo, devono farci riflettere sul continuo processo di evoluzione delle istanze sociali di cui la politica, e i partiti nello specifico, devono essere portatori e devono spingerci ad un maggiore impegno e massima sensibilità.
Le recenti battaglie referendarie che ci hanno visto impegnati nei mesi passati, ad esempio, non vanno interpretate come mero esercizio di militanza o prove di mobilitazione ma piuttosto come capacità della struttura di confrontarsi su temi politici che superano la gabbia di velluto della questione morale nella quale qualcuno si ostina a volerci relegare.
La nostra proposta politica è cresciuta nei contenuti e il consenso elettorale lo dimostra chiaramente. Questione morale, etica della politica e legalità sono le fondamenta su cui costruire un sistema socio-economico basato sul liberalismo solidale, sulla giustizia sociale, sullo sviluppo ecosostenibile. Lavoro, istruzione, ambiente, sanità, giustizia sono temi su cui il nostro partito ha dimostrato di poter incidere e confrontarsi con i cittadini e, in modo particolare, con gli alleati dai quali pretendiamo la condivisione del nostro Codice Etico, da noi scelto e adottato come riferimento e che rappresenta la conditio sine qua non per qualsiasi coalizione futura.
1) “Il codice etico dell'Italia dei Valori vincola tutti gli iscritti e aderenti non iscritti.
Il codice etico vuole realizzare le condizioni di trasparenza, correttezza e lealtà che l'iscritto e l'aderente non iscritto assumono nei confronti della collettività, del Partito, della politica e delle sue articolazioni elettive, di governo e di rappresentanza.
2) Non possono essere iscritti all'Italia dei Valori coloro che si trovino nelle condizioni di cui all'articolo 1 del codice di autoregolamentazione approvato dalla Commissione parlamentare Antimafia nella seduta del 3 aprile 2007 (trasmessa alle presidenze delle Camere il 3 aprile 2007), cui si rinvia e che si riproduce:
ARTICOLO 1
1) .I partiti, le formazioni politiche e le liste civiche che aderiscono alle previsioni del presente codice si impegnano a non presentare come candidati alle elezioni dei consigli provinciali, comunali e circoscrizionali coloro nei cui confronti, alla data di pubblicazione della convocazione dei comizi elettorali, sia stato emesso decreto che dispone il giudizio, ovvero sia stata emessa misura cautelare personale non annullata in sede di impugnazione, ovvero che si trovino in stato di latitanza o di esecuzione di pene detentive, ovvero che siano stati condannati con sentenza anche non definitiva, allorquando le predette condizioni siano relative a uno dei seguenti delitti:
a) delitti di cui all'articolo 51, comma 3-bis, del codice di procedura penale;
b) estorsione (articolo 629 del codice penale), usura (articolo 644 del codice penale);
c) riciclaggio e impiego di danaro di provenienza illecita (articolo 648-bis e articolo 648-ter c.p.);
d) trasferimento fraudolento di valori (articolo 12-quinquies della legge 7 agosto 1992, n.356);
e) omessa comunicazione delle variazioni patrimoniali da parte delle persone sottoposte ad una misura di prevenzione disposta ai sensi della legge 31 maggio 1965, n. 575, nonché da parte dei condannati con sentenza definitiva per il delitto previsto dall'articolo 416-bis del codice penale (articolo 31 della legge 13 settembre 1982, n. 646);
f) attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti (articolo 260 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152).
2) . I partiti, le formazioni politiche e le liste civiche che aderiscono alle previsioni del presente codice si impegnano, altresì, a non presentare come candidati alle elezioni di cui al comma 1 coloro nei cui confronti, alla data di pubblicazione della convocazione dei comizi elettorali, ricorra una delle seguenti condizioni:
a) sia stata disposta l'applicazione di misure di prevenzione personali o patrimoniali, ancorché non definitive, ai sensi della legge 31 maggio 1965, n. 575;
b) siano stati imposti divieti, sospensioni e decadenze ai sensi della legge 27 dicembre 1956, n. 1423, ovvero della legge 31 maggio 1965, n. 575, così come successivamente modificate e integrate;
c) siano stati rimossi, sospesi o dichiarati decaduti ai sensi dell'articolo 142 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267.
ARTICOLO 2
1) .Il presente codice di autoregolamentazione si applica anche alle nomine di competenza del Sindaco e del Presidente della Provincia".
2) Non possono altresì essere iscritti coloro che si trovino nelle condizioni di cui al comma che precede anche relativamente ai reati contro l'amministrazione della giustizia, contro la pubblica amministrazione, contro la fede pubblica, contro la vita e l'incolumità personale a titolo doloso, contro il patrimonio, per i delitti di cui all'articolo 51, commi 3 quater e 3 quinquies del codice di procedura penale, per il delitto di associazione a delinquere, per il delitto di omicidio colposo con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro.
3) Coloro che si trovino nelle condizioni di cui all'articolo 2, non possono essere candidati alle elezioni europee, nazionali, regionali, provinciali, comunali e circoscrizionali, se sussista la condizione suddetta alla data di pubblicazione della convocazione dei comizi elettorali, né possono assumere incarichi assessoriali.
4) Se la condizione di cui all'articolo 2, si verifica successivamente alla iscrizione all'Italia dei Valori, si decade automaticamente dalla stessa.
5) Se la condizione di cui all'articolo 2, si verifica successivamente alla elezione a componente di enti di cui all'articolo 3, l'eletto si impegna a rassegnare le dimissioni con immediatezza. Analogamente sarà tenuto alle dimissioni, il titolare di incarichi assessoriali.
6) La disciplina prevista negli articoli che precedono, si applica altresì a tutti gli incarichi, di nomina o designazione politica, ricoperti in enti pubblici o a partecipazione pubblica.
7) Gli iscritti che siano indagati per taluno dei reati di cui all'articolo 2 devono comunicare la loro condizione all'Ufficio di Presidenza e sono, con immediatezza, sospesi dalla iscrizione.
8) Gli eletti o designati in enti pubblici elettivi di cui all'articolo 3 nonché chi ricopra gli incarichi di cui all'articolo 6, devono, con immediatezza, comunicare all'Ufficio di Presidenza la loro condizione di indagati per i reati di cui all'articolo 2.
L'Ufficio di Presidenza deciderà, insindacabilmente sulla decadenza, sospensione o revoca dell'incarico nonché sulle dimissioni, dandone comunicazione all'interessato perché proceda al compimento dell'atto di sua spettanza.
9) L'iscritto, l'eletto, l'incaricato o il designato, devono sottoscrivere, per conoscenza ed accettazione, il codice etico dell'Italia dei Valori, di cui è parte integrante il codice di autoregolamentazione approvato dalla Commissione Antimafia nella seduta del 3 aprile 2007.
10)Il codice etico dell'Italia dei Valori, è allegato allo Statuto Nazionale, ed è vincolante per gli iscritti e per gli aderenti, anche se non formalmente iscritti, al Partito.
11)Qualora l'iscritto o l'aderente non iscritto, non adempia alle dimissioni di cui agli articoli 5 e 6 o non provveda a comunicare la sua condizione ostativa all'assunzione di cariche elettive, incarichi per nomina o designazione (articoli 3, 5 e 6), l'Ufficio di Presidenza pronunzia l'espulsione, la decadenza o la sospensione, con provvedimento motivato che tenga conto della gravità della condotta. La pronunzia di decadenza dell'aderente che ricopre cariche elettive o incarichi per nomina o designazione, comporta l'interruzione del rapporto di rappresentanza dell'IDV nell'ente, cui sarà data comunicazione.
Il provvedimento è, con immediatezza, comunicato all'iscritto o all'aderente non iscritto.
12)L'Ufficio di Presidenza adotta il provvedimento di espulsione, decadenza o sospensione, in tutti gli ulteriori casi in cui ricorrono ragioni di opportunità che rendono evidente l'incompatibilità con l'adesione al Partito o di rappresentanza del Partito. Il provvedimento è, con immediatezza, comunicato all'iscritto o all'aderente non iscritto.
13)Il codice etico dell'Italia dei Valori, può essere integrato o modificato con provvedimento dell'Ufficio di Presidenza, comunicato all'Esecutivo Nazionale e pubblicato sul sito del Partito.
14)Qualsiasi controversia concernente l'applicazione del codice etico, è di competenza del Collegio Nazionale di Garanzia che procede secondo le norme dello Statuto Nazionale del Partito”.
Già due anni fa l’Italia dei Valori, proprio da questa assemblea, aveva evidenziato le criticità attraversate dal paese in materia di lavoro, famiglia, istruzione e diritti civili e accentuate dalla crisi economica tutt’altro che superata, al contrario di quanto sostenuto dall’attuale esecutivo.
Con il congresso nazionale di Roma del febbraio scorso, il nostro partito ha rilanciato con forza i propri punti programmatici.
Rilancio economico del paese; sostegno delle piccole e medie imprese e del lavoro; istruzione, formazione e ricerca; difesa dell’ambiente; tutela della costituzione, dei diritti civili e del diritto alla salute; testamento biologico; laicità e ammodernamento dello Stato; snellimento della burocrazia, abbattimento di sprechi e lotta alle caste; riduzione delle diseguaglianze sociali e maggiore equità fiscale; meritocrazia, pari opportunità e valorizzazione dei giovani. Queste le parole d’ordine e le linee guida del nostro impegno politico.
Temi, questi, oggi divenuti emergenze drammatiche alle quali il Governo stenta a dare risposte concrete.
La stessa Regione Lombardia, considerata uno dei cinque motori dello sviluppo economico europeo, ha subito fortemente degli effetti della crisi economica, anche più di altre regioni meno sviluppate.
A livello nazionale si comincia a pagare il prezzo della scellerata riforma della scuola del Ministro Gelmini, della scomparsa del tempo pieno a vantaggio delle strutture private.
La nostra politica di opposizione, tuttavia, non ci ha privato del senso di responsabilità che abbiamo di fronte al paese.
L’idea di politica, intesa come “servizio al cittadino”, come vocazione al bene della collettività, ci impone di seguire i nostri programmi, rispettando gli accordi politici di coalizione assunti a livello nazionale, ma valutando liberamente e senza preconcetti le diverse proposte concrete per offrire al paese le risposte adeguate ai bisogni reali della gente. La politica del “fare” di cui ci sentiamo portatori non si limita ai proclami elettorali. In questa ottica si è concretizzato il sostegno al federalismo fiscale, non solo demaniale, che nei fatti smentisce quanti ci dipingono come fautori della politica del “no” ad ogni costo.
Il federalismo che vogliamo, però, è un federalismo che serva a unire e non a discriminare. Un federalismo solidale che sia capace di avviare un percorso virtuoso e di sviluppo delle realtà locali. Un federalismo che esalti le peculiari caratteristiche dei territori, incrementando la responsabilità degli amministratori locali e la trasparenza, nella spesa pubblica e non una riforma che consenta quanto accaduto ad esempio per la scuola di Adro, un federalismo, il nostro, diverso da quello che il Governo vuole propinarci.
La nostra lealtà ai programmi e alle alleanze di coalizione è stata, fino a oggi, un punto fermo della nostra attività politica.
Con coraggio e determinazione abbiamo anche pagato tale scelta in determinati casi specifici, come ad esempio il supporto alla candidatura di De Luca alla presidenza della regione Campania.
Oggi però è giunto il momento di consolidare il rapporto maturo instaurato con i nostri alleati, rivendicando pari dignità e pari trattamento. Questo, però, ancora non avviene e rende il nostro lavoro più duro e complicato, come dimostra quanto accaduto di recente in Regione Lombardia.
Oggi però sussistono i presupposti affinché l’Italia dei Valori possa trasformarsi in un vero e proprio polo d’attrazione per altre forze liberali e riformiste, evitando sterili tentazioni all’isolamento solitario, ma costruendo una credibile alternativa nelle amministrazioni locali, privilegiando sempre e comunque i rapporti con PD, SEL, Verdi, PRC e con quanti decideranno di esserci condividendo programmi e progetti.
Questi presupposti, però, devono essere supportati dalla nostra compattezza e dalla omogeneità d’azione sul territorio che favorisca la capacità di rispondere alle esigenze specifiche di politiche regionali o nazionali a scapito dei singoli egoismi locali. Questa è la formula che, oltre a renderci visibili, ci renderà credibili e capaci di attirare il consenso non solo dei nostri sostenitori ma anche in quella ampia fascia di elettorato sfiduciato che predilige la via del non voto.
Il principio di lasciare margini di autonomia nella scelta delle alleanze a livello locale, che ha guidato fino a oggi il partito sul territorio per la scelta del candidato sindaco o presidente della provincia, rimarrà invariato. Tuttavia alcune soluzioni, come ad esempio l’inclusione dell’UDC, si sono dimostrate, di fatto, impraticabili.
Oggi il nostro partito in Regione Lombardia si distingue anche per un altro importante obiettivo: la lotta alla mafia ed alla criminalità organizzata. Il nuovo gruppo regionale ha moltiplicato in modo più che esponenziale la propria azione. Questi risultati sono però il frutto non solo delle singole personalità degli eletti ma del lavoro del partito nel suo insieme. Basti pensare ad esempio all’esemplare risultato conseguito in province come Sondrio e Lecco che hanno contribuito in maniera determinante al risultato finale.
Per questo mi impegnerò affinché il gruppo consiliare, come del resto fatto finora, dovrà impegnarsi maggiormente a dimostrare la propria vicinanza e il proprio supporto alle singole realtà territoriali.
Tra le peculiari tematiche del territorio lombardo spicca senza dubbio “Expo 2015”. La nostra attenzione era già stata evidenziata nel corso della precedente assemblea congressuale regionale. Oggi però è palese che “Expo 2015” sta sempre più rischiando di essere una occasione sprecata. La presentazione della candidatura di Milano ha visto la Lombardia rispondere come una squadra unita e coesa. Ora appare evidente che la questione si sia trasformata in un “affare” esclusivamente milanese con continue beghe tra Sindaco e Regione senza alcun segnale di valorizzazione e potenziamento del territorio come inteso all’inizio del progetto.
Con l’assemblea congressuale di oggi il nostro partito adotterà lo Statuto Regionale, unico per tutte le regioni d’Italia, che renderà omogeneo il lavoro della struttura periferica.
Da oggi non si eleggerà più il Coordinatore Regionale ma il Segretario. La differenza non consiste solo in una scelta formale dell’aggettivo ma in una sostanziale presa di coscienza di essere un Partito, diverso dal movimento o dall’associazione e come tale con obiettivi strategici di lungo periodo e non limitati alle contingenze del momento.
Da oggi la Lombardia sarà autonoma e responsabile di ogni azione politica, amministrativa e finanziaria compiuta sul territorio.
Sarà obbligo imperativo, dunque, trovare la forza di strutturarsi con maggiore severità e trasparenza.
Per quanto attiene l’organizzazione finanziaria ci sarà un Tesoriere Regionale con competenze su tutto il territorio. Con l’approvazione di questo documento programmatico, inoltre, si procederà all’immediata chiusura di tutte le posizioni IVA create in autonomia dalle singole province. I tesorieri provinciali si limiteranno alla gestione dei singoli conti con l’obbligo di essere strutturati nel Bilancio Unico Regionale. Il Tesoriere Regionale, a sua volta, dovrà relazionare trimestralmente sullo stato delle risorse Regionali all’Ufficio di Presidenza del Coordinamento Regionale.
Tale ridefinizione delle tesorerie dipende anche dalle maggiori risorse che dal Nazionale saranno ripartite al Regionale e da una conseguente necessità di rigore e trasparenza nella gestione e spesa delle risorse.
Tra i principali obiettivi prefissati, nei pochi mesi di questo anno solare, ci impegneremo a dotare ogni provincia di una sede. Tra i nei del precedente Coordinamento mi rimprovero di non essere riuscito ad attuare l’obiettivo di creare una rete di ascolto rivolta ai cittadini e consumatori. L’apertura delle sedi, che dovranno garantire almeno una apertura giornaliera, agevolerà la creazione di uno “sportello per il cittadino” in ogni provincia. Troppo spesso la nostra struttura si è dimostrata incapace di supportare le numerosissime segnalazioni e denunce, provenienti dal territorio e che di fatto hanno finito per rallentare l’operatività della segreteria nazionale e del Coordinatore Regionale.
Il Segretario Regionale e alcuni delegati del Coordinamento Regionale parteciperanno a dei Coordinamenti Provinciali ad hoc convocati per affrontare immediatamente tale questione. Tradotto, entro fine anno verranno calendarizzati coordinamenti provinciali alla presenza della Segreteria Regionale.
Nei primi mesi del mio mandato, inoltre, mi impegnerò a predisporre e approvare, nel rispetto delle indicazioni dei livelli nazionali e dello Statuto Regionale, un regolamento funzionale del Coordinamento Regionale, e un regolamento tipo per i Coordinamenti Provinciali.
Questo mio impegno deriva anche da una attenta lettura delle recenti mozioni approvate nelle diverse assemblee congressuali in cui tale esigenza è emersa con chiarezza seppur con modalità e problematiche differenti da territorio a territorio. Tuttavia la presa d’atto non è sufficiente a chiarire le questioni e ritengo di primaria importanza stabilire regole chiare e condivise per uniformare procedure e funzionamento dei singoli organismi provinciali.
Ulteriore obiettivo che mi prefiggo di conseguire al più presto è quello di far raggiungere ad ogni singola provincia la necessaria autonomia economica – finanziaria, intesa come budget di spesa preventiva e non più funzionale al bisogno del momento.
Per questo la condivisione dei singoli bilanci provinciali nel Bilancio Regionale garantirà, come detto, la trasparenza e la chiarezza della spesa, scongiurando dubbi e sospetti di qualsiasi natura sull’operato dei singoli dirigenti, rafforzando la fiducia e la condivisione indispensabili per la crescita di tutto il Partito.
L’assemblea congressuale di oggi porta a compimento un percorso preciso che abbiamo affrontato nei mesi passati nelle singole province. In questa fase congressuale abbiamo rilanciato con forza tutte le imprescindibili componenti che contribuiscono alla vita dell’Italia dei Valori.
Mi riferisco al Dipartimento Giovani e al Dipartimento Donne. Le azioni di tali Dipartimenti si svolgeranno nel rispetto dell’autonomia riconosciuta loro dallo Statuto Regionale ma con una più ampia sinergia con tutte le altre strutture del Partito. I Dipartimenti, è bene ribadirlo in questa sede, non sono sezioni staccate o a se stanti del Partito ma rappresentano ambiti specifici capaci di portare valore aggiunto all’azione del partito tanto quanto i diversi Dipartimenti Tematici costituiti a livello Nazionale e Regionale.
Tuttavia i Dipartimenti Giovani e Donne dovranno ricevere risorse adeguate per le loro attività e dovranno essere fucina di dirigenti e candidati di valore per le future tornate elettorali politiche e amministrative.
Sul piano interno la mia interpretazione del ruolo del Coordinatore Regionale è stata quella di mediazione tra le azioni e indicazioni politiche nazionali con le realtà locali.
Come nel precedente Coordinamento Regionale intendo assumere il ruolo di “Segretario Regionale dei Coordinatori Provinciali”, migliorando il mio compito di unione tra centro e periferia del Partito.
E’ questo, dunque, il principio che mi ha indotto a privilegiare, nella definizione della mia squadra, non tanto l’appartenenza allo schieramento ma le indicazioni dei Segretari Provinciali. Questa è una scelta sofferta che, tengo a precisare, non valorizza a pieno figure che hanno contribuito significativamente al conseguimento degli obiettivi nel corso del tempo. Penso a tutte quelle persone che, dalla prima ora, hanno lavorato senza risparmiarsi per il partito e che ritengo importante recuperare, e sarà mia premura farlo.
L’Italia dei Valori è un Partito rivolto a includere, che premia il lavoro e non sperpera il valore dell’esperienza acquisita in anni di militanza sul campo.
Penso ancora, e ringrazio, il sen. Gianpiero De Toni e la sen. Giuliana Carlino, che con maturità e attaccamento al Partito hanno saputo dare il giusto valore e spazio a nuove forze interne allo stesso. Il ringraziamento nei loro riguardi è doppio anche perché un po’ li invidio, se considero il dubbio che fino all’ultimo mi ha portato a valutare l’opportunità di seguire il loro esempio.
La struttura del Partito che la mia mozione vuole presentare all’assemblea di oggi è una struttura snella, dinamica e operativa; definita da gruppi di lavoro specifici.
Questi gruppi saranno guidati da figure quali il responsabile internet, il responsabile della comunicazione, quello degli eventi, il responsabile organizzazione, eletti, il responsabile formazione e così via.
Il nostro territorio ha una esigenza particolare che diviene una responsabilità nazionale. Noi spesso ci definiamo i migliori difensori della Costituzione Repubblicana, tuttavia dimentichiamo di rivendicare i principi ancora inapplicati. Tra questi vi è l’applicazione del Titolo V° della costituzione in particolare per quanto attiene la costituzione delle aree-metropolitane.
L’obiettivo della creazione dell’area metropolitana milanese è un obiettivo che vogliamo perseguire non solo a parole ma con proposte concrete, anche attraverso i rappresentanti nelle istituzioni quali il Comune di Milano, la Provincia di Milano, quella di Monza e i Comuni dell’hinterland milanese.
Perché questo obiettivo sia attuato, serve una figura non solo capace ma anche autorevole, conoscitore del territorio e delle risorse necessarie per ottenere il risultato.
La figura che oggi risponde a queste caratteristiche è senza dubbio Stefano Zamponi.
Altro ambito fondamentale per il supporto e la diffusione delle nostre iniziative politiche è quello della Comunicazione. La gestione di tale aspetto è notevolmente migliorata nel corso del tempo ma a livello regionale possiamo e dobbiamo fare ancora tanto. Grazie all’evoluzione fortemente voluta dal Nazionale, oggi i servizi legati a tale area sono stati trasferiti ad una gestione interna e non più delegata a società esterne.
Il progetto portato avanti dal nuovo Responsabile Nazionale Comunicazione, Gabriele Sola, impone determinati passaggi anche a livello regionale e provinciale.
Tutte le province, infatti, si doteranno di un sito ufficiale direttamente collegato al sito regionale, in modo da far veicolare tutti gli accessi su un unico strumento e uniformando la comunicazione su tutto il territorio.
Anche l’Ufficio Stampa regionale sarà potenziato e sarà necessario rafforzare la sinergia e il coordinamento tra questo e le singole attività svolte in maniera volontaria nelle province.
E’ evidente che il mio compito di Segretario Regionale sarà quello di tutelare il Partito nel suo insieme, intervenendo quando necessario su qualsiasi struttura territoriale. Tuttavia è fondamentale ribadire che le strutture del partito e i Dipartimenti, per quanto dotati di autonomia, non devono divenire strutture autoreferenziali e esclusive di altre componenti o singoli membri del Partito stesso. Eventi Nazionali o Europei, ad esempio, non dovranno più, a causa di difficoltà logistiche o distanza tra le province, diventare motivo di esclusione invece che di coinvolgimento.
Per quanto riguarda l’attività culturale e sociale che il Partito promuoverà saranno affidati ai Circoli.
Queste strutture, previste dallo Statuto e sono ben accette sebbene prive di rappresentanza politica.
Ma prima ancora dei Circoli sarà mio impegno preciso dare impulso affinché si giunga presto all’individuazione e creazione di una rete di referenti territoriali.
Troppo spesso nelle consultazioni amministrative non siamo capaci di garantire la necessaria copertura dei seggi elettorali.
E’ mia ferma intenzione, quindi, istituire in Lombardia “l’Albo dei Volontari e Sostenitori” che formerà la nostra squadra di rappresentanti di lista. Una sorta di “Custodi della Legalità” che saranno adeguatamente formati e che opereranno sul territorio di residenza.
Altro obiettivo su cui la dirigenza regionale dovrà lavorare, insieme ai Dipartimenti e ai Circoli, con l’apposita creazione di un gruppo di lavoro operativo (Comitato) è quello di riuscire a organizzare almeno una festa regionale annuale dell’Italia dei Valori.
Infine il tesseramento. L’adesione all’Italia dei Valori è una precisa scelta di campo che deve essere consapevole e motivata. Il tesseramento non è solo la condivisione di valori e principi ma è soprattutto un momento di sostegno e di solidarietà al progetto politico IDV. Nel nostro gruppo, da sempre, vale la regola della partecipazione attiva e diretta e non delegata. Questo impedisce sbarramento all’ingresso o la creazione di rigide griglie all’iscrizione. Tuttavia il momento che stiamo attraversando e la peculiarità della politica italiana impone cautela e attenzione ai nuovi arrivati e per questo il partito si è dotato di un organismo reattivo e pronto a espellere eventuali “virus” che potrebbero nuocere alla serenità del partito. Tale prerogativa però non è più di competenza né provinciale, né regionale ma è stata affidata ad un Collegio di Garanzia Nazionale composto da persone che non rivestono incarichi elettivi o di partito e come tali super partes.
Per concludere è mia intenzione voler mantenere la gestione del partito secondo principi inclusivi che rispondano all’apertura che fin qui abbiamo dimostrato in ogni occasione. Le proposte politiche meritevoli di considerazione, presenti nelle altre mozioni, saranno recepite e integrate in questo programma. Pur restando fermo sui principi e sulle linee guida espressi nella mozione sono consapevole che tutto è migliorabile se esiste la volontà di ascoltare, il rispetto, l’onestà intellettuale e politica tra le parti.
Il documento che sottopongo al vostro giudizio e che vi chiedo di approvare sarà annualmente sottoposto all’assemblea regionale affinché si provveda laddove necessario e in maniera collegiale, a integrare, correggere e migliorare.
On. Sergio Piffari